Ancora una volta serata interessantissima al Ghione, antico teatro del centro di Roma, dove oltre alle simpatiche commedie vengono presentati personaggi del passato con le loro eccellenti storie e trascorsi. “Sinatra“ the Man and His Music“. È lo spettacolo tra i migliori di questa stagione. La storia di Francis Albert Sinatra è da tutti conosciuta, egli nacque nel New Jersey nel dicembre del 1915. Ed è proprio con questo commovente racconto che ha inizio lo spettacolo. Il nostro artista Gianluca guidi percorre un vero e proprio viaggio in ricordo ed in onore del celebre “Frank“ come tutti lo conosciamo e lo ricordiamo. Una carrellata di sue canzoni, le più romantiche, le più affascinanti, grazie alla sua voce sensuale e romantica, attraverso le quali si è fatto conoscere ed ammirare in ogni parte del mondo, soprattutto in Europa e in America. Tra musiche e canzoni il nostro incantevole Gianluca ha raccontato e ricordato gli aneddoti sulla vita di Sinatra, una sua amicizia con Kennedy, i suoi grandi amori tra cui quello con la grande Ava Gardner, la sua immensa simpatia per l’Italia, da cui le sue origini. Proprio in questo spettacolo Gianluca Guidi ha dimostrato la sua eccellente preparazione, la sua voce così sensuale, molto somigliante al papà Johnny Dorelli. Ha contribuito al ricordo di Sinatra. In questo viaggio meraviglioso perché era giusto e doveroso ricordarlo a più di un secolo dalla sua scomparsa. Bravissimi anche i tre famosi progettisti che lo hanno accompagnato rendendo lo spettacolo completo ed interessante.

 

MARIA PAOLA SANTOPINTO 

Maria PaolaSantopinto

LE DONNE: UN FATTORE VINCENTE DEL MICROCREDITO IN BANGLADESH

di Alessandra Di Giovambattista

 

L’economista Muhammad Yunus, fondatore della Grameen Bank, ha reso - così come si legge nella motivazione del conferimento del premio Nobel per la pace del 2006 - “Il microcredito uno strumento sempre più importante nella lotta alla povertà. La Grameen Bank è fonte di ispirazione e di modelli per le numerose istituzioni del settore del microcredito che sono nate in ogni parte del mondo”. Attraverso l’osservazione diretta della vita sociale ed economica degli abitanti poveri di un villaggio limitrofo a Chittagong, città del Bangladesh dove egli insegnava economia, si rende conto che il sistema bancario di fatto impedisce agli emarginati di riscattarsi dalla loro condizione di povertà. Il sistema bancario è organizzato in maniera tale da escludere ogni forma di credito a chi non presenti adeguate garanzie; compreso questo Yunus organizza una banca che esce fuori da questo schema, capace di organizzare il credito in modo diverso rispetto al pensiero ed alla metodologia tradizionale: fonda così la Grameen Bank – prima come filiale di una banca già esistente, poi come istituto autonomo - che in lingua originale del Bangladesh significa banca di villaggio (anche traducibile in rurale).

I punti di forza di questo nuovo istituto di credito sono riconducibili a quattro pilastri:

  • la componente femminile costituisce il 99% circa della clientela della banca; le donne si organizzano in gruppi in modo da incentivarsi l’una con l’altra nella restituzione del debito e da formare una rete di contatti in caso di difficoltà. Questo approccio offre delle garanzie sulla restituzione del credito e sulla credibilità delle donne affidatarie del prestito: in tal modo esse riescono ad assumere un ruolo di fondamentale importanza nell’economia familiare, divenendo piccole artigiane ed imprenditrici, riuscendo anche a riscattarsi socialmente;

  • la scadenza massima del credito concesso è di un anno; la restituzione avviene periodicamente, con cadenza settimanale, a rate fisse pertanto non elevate singolarmente che assicurano un tasso di restituzione pari a circa il 98% (performance mai riuscita in una banca tradizionale, anche se bisogna evidenziare che i presupposti sono totalmente diversi);

  • le singole debitrici, versando una parte dei loro redditi in quote di capitale della banca, divengono anche socie dell’istituto e possono eleggere alcuni membri del direttivo;

  • l’affrancamento dagli strozzini di migliaia di piccoli imprenditori ed artigiani che riescono a creare una propria attività redditizia con somme di denaro ridotte e che cercano di liberarsi da un peso sociale, economico e politico posto dalle classi dominanti.

Il nuovo sistema organizzato da Yunus ha un inaspettato successo, e la Grameen Bank apre nuove filiali in altre Nazioni tra cui le Filippine, gli Stati Uniti d’America e il Sudafrica. È così che l’economista, nel 2006, viene insignito del premio Nobel per la pace per il suo impegno nella lotta alla povertà ed all’emarginazione. Questi sono gli elementi base della sua nuova teoria economica di Business sociale: fede nelle capacità umane e solidarietà nell’ambito aziendale. Quindi un paradigma che vede l’uomo al centro dell’economia, del benessere, dello sviluppo, con istinti egoistici (così difficili da scardinare) calibrati però da slanci generosi di solidarietà e nella ricerca di un comune benessere attraverso la creazione di imprese con finalità sociali. Lo stesso Yunus definisce il business sociale come “un tipo di impresa che pone al centro del proprio operato le piaghe sociali, economiche e ambientali con cui la specie umana si trova costretta a convivere da lungo tempo: fame, mancanza di case, malattie, inquinamento, ignoranza. Per affrontarle e risolverle” (dal suo libro: “Si può fare! Come il business sociale può creare un capitalismo più umano”, Milano, Feltrinelli, 2010). Quindi porre l’essere umano al centro di tutto, con un particolare interesse per i giovani e per la sostenibilità, garantendo un’attenzione al prossimo non più da delegare ad enti umanitari ed assistenziali; un’azienda che sappia reinvestire il surplus nell’attività stessa, per il benessere complessivo, pronta ad agire a supporto dei più deboli nei momenti di difficoltà.

A conti fatti, in Bangladesh, nei primi anni di attività della banca, sono stati concessi prestiti di piccolo importo a circa 9 milioni di persone, di cui il 97% donne, ottenendo la restituzione del debito con un tasso che non è mai andato al di sotto del 98%! Ma la vera battaglia, in un paese musulmano, è stata combattuta in favore delle donne, a cui si è dato credito, non solo finanziario ma soprattutto umano; il prestito al mondo femminile, regolarmente restituito, ha permesso di attivare un percorso circolare virtuoso di finanziamento, e ciò ha rappresentato un buon esempio che si potrebbe seguire per uscire dalla fascia di povertà.

La banca per il microcredito funziona sulla base di gruppi di reciproco sostegno; in particolare sono gruppi formati da cinque persone, per il 96% donne, e ad ognuno di essi viene concesso un prestito. Un ulteriore prestito viene negato qualora all’interno del gruppo vi siano soggetti non affidabili; si crea così una corresponsabilità che crea onestà e solidarietà tra i singoli, spinge alla restituzione del prestito ed all’efficienza dell’attività svolta. Si genera una responsabilità di gruppo che incrementa non solo l’efficacia dell’impresa organizzata dai singoli componenti, ma migliora anche i risultati economico-finanziari della banca; un modello di circolarità finanziaria che si auto alimenta. Hanno così potuto partecipare a questo programma le donne che fino ad allora si vedevano negati i prestiti da parte degli istituti bancari tradizionali - ma non certo da parte degli usurai! - vuoi per ragioni di politica bancaria, per tradizione o per motivazioni religiose. È così che più della metà dei clienti finanziati dalla Grameen Bank sono usciti dalla povertà estrema, facendo registrare miglioramenti nei parametri che consentono di stimare il benessere di una società; in particolare le variabili rilevanti sono quelle che monitorano la frequenza scolastica dei figli, il numero dei pasti al giorno (che sono saliti a tre per tutti i componenti della famiglia), l’installazione dei servizi igienici nelle abitazioni, l’acqua potabile, la capacità di rimborsare settimanalmente un prestito di circa 300 taka (cioè di circa 8 dollari), l’accesso alle cure sanitarie. In tal modo la banca ha esportato il proprio modello in altri Paesi fino ad arrivare nei ghetti di Chicago! Yunus aveva da subito privilegiato le donne nella concessione dei prestiti perché aveva constatato, nelle sue ricerche, che erano più affidabili rispetto agli uomini: non usavano i prestiti per giocare d’azzardo, per acquistare alcool, fumo o altre attività ricreative, ed erano più precise nel rimborsare i prestiti alle scadenze. La nuova formula di concessione di piccoli prestiti frazionati, in modo da suddividere in rischio per cercare di annullarlo, ha rappresentato non solo una rivoluzione economica, ma soprattutto sociale: ha contribuito all’emancipazione delle donne in società nelle quali esse subiscono continue discriminazioni di tipo religioso, politico, culturale. Milioni di famiglie hanno migliorato le proprie condizioni di vita e ciò ha avuto come conseguenza anche una modernizzazione delle collettività che erano rette ancora da principi arcaici di sottomissione delle donne.

In un’intervista del 2015, Yunus ha dichiarato che, fino a quella data, più di 170 milioni di donne hanno ricevuto un prestito e nel 2014 la Grameen Bank a fronte di 1,5 miliardi di dollari concessi sotto forma di prestiti, ha ricevuto depositi sui conti di risparmio per un uguale importo. Ciò ha significato che non solo il prestito è stato tutto restituito ed ha fruttato interessi per la banca, ma i soggetti che lo hanno ricevuto hanno potuto non solo provvedere alla proprie spese correnti, ma hanno anche destinato una parte del ricavato al risparmio, che se ben gestito, per effetto del moltiplicatore bancario (capace di far girare più volte il denaro presente nei depositi attraverso continue concessioni di prestiti) può diventare a sua volte motore di sviluppo e di crescita. In tal modo il Bangladesh ha raggiunto l’obiettivo di ridurre della metà la povertà presente nel Paese, ed ha dimostrato che anche le persone povere sono in grado di possedere la loro banca e di avere successo. Ricordiamo infatti che le persone, in maggioranza donne, che prendono prestiti, diventano anche socie della banca stessa e nel 2015 la proprietà della banca era per il 75% in mano ai soggetti affidati. Dal 2016 il Governo possiede il 6% della proprietà mentre il rimanente 94% è in mano ai clienti finanziati; nel corso degli anni sono state aperte 2.185 filiali in 69.140 villaggi bengalesi.

Secondo Yunus, l’ingresso dello Stato nella banca potrebbe creare problemi nel futuro a causa di possibili ingerenze politiche. Nel 2011 Yunus è stato estromesso dalla Banca e alcuni ritengono che ciò sia la risultante di una campagna politica nata dopo le tensioni avutesi nel 2007 tra il fondatore stesso ed il premier bengalese Sheikh Hasina. In quell’anno infatti a seguito di un atto di golpe militare, Yunus manifestò la volontà di creare un movimento politico; questo fu sufficiente per l’allora classe politica, tutt’ora al governo, per considerarlo un contendete del potere. Così sono state lanciate contro il premio Nobel accuse di corruzione, per lo più infondate, con l’unico scopo di voler gettare ombra su un economista che è riuscito a creare le basi per combattere la povertà in un paese sottosviluppato dove forse, a qualcuno, fa gioco mantenere masse di persone allo stato di indigenza e di ignoranza. D’altronde, come per le guerre, ci sono spesso influenti soggetti, non numerosi, che hanno il solo obiettivo di guadagnare o di far arricchire, in questo caso, gli enti della cooperazione internazionale che affrontano il problema della povertà con pseudo azioni volte solo a movimentare ingenti masse di denaro e con l’obiettivo di continuare a mantenere una grande parte della popolazione nell’indigenza, perché anche questo può essere un fattore di ricchezza per pochi malevoli, potenti soggetti!



IL MICROCREDITO E LA TEORIA DI MUHAMMAD YUNUS IL BANCHIERE DEI POVERI.

di Alessandra Di Giovambattista

 

All’inizio del mese di novembre del 2022 (nello specifico il 7 e l’8 novembre) il Premio Nobel per la pace  2006, il professor Muhammad Yunus – meglio conosciuto come il banchiere dei poveri - ha parlato di fronte ad una platea composta da imprenditori impegnati in ambito sociale, politici, manager, esponenti delle organizzazioni non governative (ONG) ed accademici, riunita presso l’Università di Torino in occasione del Global Social Business Summit. Questo momento di confronto, che rappresenta il vertice mondiale della comunità degli operatori in ambito sociale, è nato per dialogare, condividere le idee e cooperare nella ricerca di soluzioni che possano contribuire a risolvere le sfide socio-ambientali del nostro tempo; l’evento è organizzato, dal 2009, dal Grameen Creative Lab e dallo Yunus Centre e il promotore di tutto questo è proprio il premio Nobel per la pace il Prof. Muhammad Yunus. L’approccio centrale è stato riflettere sull’impatto che le aziende del terzo settore, in particolare le imprese sociali, possono avere nel cercare di raggiungere la pace tra i popoli. I temi caldi hanno riguardato il settore tecnologico come elemento strategico per combattere la povertà, creare opportunità di lavoro, promuovere l’inclusione economica e proteggere il clima; tutti temi che dovrebbero contribuire a far trovare equilibri tra Popolazioni e Stati al fine di promuovere la cultura delle pace e della crescita equa ed inclusiva. Sono argomenti fondamentali per cercare di far sviluppare le economie in modo responsabile, verso l’ambiente e le persone, riconoscendo un ruolo predominante alle imprese sociali le quali si pongono obiettivi umani di sviluppo e di miglioramento delle condizioni socio-economiche, ben distanti dal semplice e bieco interesse economico-finanziario e dalla logica del tornaconto.

Muhammad Yunus è conosciuto come l’ideologo del “microcredito” nonché di un modello di impresa che non si basa esclusivamente e prevalentemente sul profitto, bensì sull’interesse ed il benessere collettivo, il tutto affiancato da un approccio di finanza etica ed economia sostenibile. La teoria del “microcredito” si basa sul riconoscimento e la concessione di piccoli prestiti onerosi destinati alle persone più povere che altrimenti non avrebbero la possibilità di accedere a forme tradizionali di credito, perché queste ultime si fondano sulla presentazione ed accettazione, da parte delle banche, di adeguate garanzie personali o reali.

È così che nel 1983 Yunus fondò la Grameen Bank (nella lingua del Bangladesh significa “banca del villaggio”, intesa come banca rurale), ed iniziò a fare concorrenza alle banche presenti sul territorio del Bangladesh concedendo prestiti a persone sprovviste di garanzie. Nessuno poteva aspettarsi un successo; ed invece i prestiti furono rimborsati con un tasso molto più alto delle medie registrate negli istituti di credito tradizionali ed oggi la banca conta circa 2.500 filiali in tutto il mondo. Attorno ad essa ruotano fondazioni, associazioni no profit ed ONG che finanziano e supportano progetti di microcredito e sviluppo nella ricerca – come ha dichiarato il fondatore Yunus - di un’economia a tre zeri: zero disoccupazione, zero povertà, zero emissioni di CO2.

Ma partiamo dall’inizio: Muhammad Yunus nasce il 28 giugno del 1940 a Chittagong, il più importante centro economico del Bangladesh. La nazione si forma nel 1971 rivendicando la sua autonomia nei confronti del Pakistan, che a sua volta era stato creato dalla divisione, per motivi religiosi, dalla Repubblica dell’India (infatti la repubblica del Pakistan è a maggioranza musulmana, mentre la Repubblica indiana è a maggioranza induista). Egli si reca negli stati Uniti per i suoli studi economici presso la Vanderbilt University e nel 1972 torna nella sua città natale accettando la posizione di professore associato alla Chittagong University, ricoprendo contestualmente anche l’incarico di direttore del dipartimento di economia.

Il suo Paese è uno dei più poveri e sovrappopolati dell’Asia e nel 1974 viene colpito da una pesante carestia; lungo le strade della sua città è un susseguirsi di poveri, mendicanti, senza tetto. Ovunque si giri lo sguardo si vede solo tanta miseria; decide allora di recarsi direttamente nei villaggi limitrofi alla sua città per parlare direttamente con le persone e cercare di capire le ragioni effettive della loro grande povertà. Si fa aiutare anche dai suoi studenti e presso il villaggio di Jobra censisce 42 famiglie che hanno richiesto prestiti per poter iniziare una piccola attività produttiva. Scopre così che l’esposizione debitoria di quel campione di persone ammonta a 856 taka che in valuta bengali corrisponde a circa 27 dollari!

Ma quindi quale è il problema? Di fatto le persone non riescono ad ottenere credito dalle banche tradizionali in quanto non dispongono di adeguate garanzie e quindi per aprire una piccola attività artigianale, agricola o commerciale, che offra loro un minimo di sostentamento, sono costretti a rivolgersi a soggetti benestanti che si comportano da sfruttatori, prestando denaro ad usura. Ma leggiamo un passo della sua esperienza con Sufia Begum, abitante del villaggio di Jobra, direttamente dal suo libro scritto nel 2008 (“Un mondo senza povertà”, M. Yunus, edito da Feltrinelli): Lei fabbricava con notevole abilità funzionali ed eleganti sgabelli di bambù nella fangosa aia della sua abitazione. Eppure, anche in questo caso per qualche ragione tutta la sua dura fatica non riusciva a tirar fuori la famiglia dalla povertà. Parlandole, finalmente riuscii a capire perché. Come quasi tutti nel villaggio, Sufia si faceva anticipare dagli strozzini locali il denaro che le serviva per comprare il bambù per gli sgabelli, e lo strozzino le dava il denaro solo se lei acconsentiva a consegnargli tutta la produzione al prezzo che lui stabiliva. Grazie a questo infame accordo e agli alti interessi che doveva pagare sul prestito, tutto quello che le restava erano solo due penny per una giornata di lavoro.

All’esito della sua indagine conclude che lui stesso, chiedendo un prestito di poco meno di ventisette dollari, potrebbe salvare dall’usura ben 42 famiglie; da qui quindi la sua intuizione: offrire lui stesso delle garanzie per procurarsi del denaro per iniziare un processo virtuoso di credito. Infatti la radicata convinzione degli istituti bancari risiede nel pensare che le persone povere non restituiscano i prestiti ottenuti in quanto non presentano adeguate garanzie. Quindi Yunus si rivolge direttamente alla banca locale alla quale chiede un prestito di 10.000 taka, circa 300 dollari - che suddivide in tanti micro prestiti a favore dei poveri del villaggio di Jobra - e per il quale la banca chiede le garanzie personali del professore stesso. L’esperimento funziona e dimostra che la maggioranza delle persone che hanno ottenuto il micro-prestito lo ha restituito alla scadenze preordinate pagando anche gli interessi!

Così nel 1977, dopo un incontro con il direttore di banca della Bangladesh Kristi Bank, Yunus riesce ad aprire a Jobra una succursale della stessa banca con l’intento di continuare ad erogare micro-credito alle persone meno abbienti. Tuttavia le resistenze dovute ai secolari preconcetti bancari ed alla convinzione che l’esperimento sia andato bene esclusivamente per il carisma del professore, inducono Yunus a fondare lui stesso una banca con il focus esclusivo sui clienti poveri a cui prestare, senza garanzie reali e senza espletare pratiche legali, piccole somme di denaro capaci tuttavia di aiutare lo sviluppo di un’iniziale idea produttiva.

Nasce così nel 1983 la Grameen Bank, che eroga microcredito nella formulazione pensata dal Prof. Yunus e che offre una visione diversa di povertà e una terapia finanziaria atta a contrastarla, e che si basa su queste caratteristiche: la centralità della donna, il prestito di gruppo (ricordiamo che Grameen in lingua locale significa villaggio), la mancanza di garanzia di qualunque tipo, l’inesistenza di strumenti giuridico-legali, la fiducia nei confronti dei debitori e il concetto di reciprocità di aiuto e di circolarità del credito. Nella sua mission si riconosce anche un approccio completamente diverso da quello delle banche tradizionali; queste cercano di attirare i clienti ricchi ed affidabili, la Grameen Bank, al contrario, pone il suo obiettivo sulla concessione di finanziamenti alle persone povere che non hanno da offrire garanzie reali o personali.

Così impostata la banca, nel tempo, espande i prodotti finanziari da offrire ai suoi clienti e propone fondi assicurativi, leasing per l’acquisto di beni ammortizzabili e prodotti di risparmio. Ma un altro elemento abbastanza imprevedibile è legato al fatto che la maggior parte dei clienti beneficiari del micro credito sono donne (per il 90% circa); questo dato è abbastanza inaspettato se si pensa che il Bangladesh è un paese di religione musulmana, dove le donne vengono poste in una posizione di subordinazione rispetto agli uomini. In una società patriarcale le donne non possono chiedere prestiti, neanche quelle che si trovano in una posizione economica agiata in quanto soggette, in ogni caso, all’autorizzazione da parte di mariti, padri e fratelli.

In tale contesto socio culturale è evidente che la banca di Yunus abbia dovuto contrastare anche molte critiche ed ostacoli da parte: della componente maschile della società che iniziava a sentirsi travolta da una sorta di emancipazione femminile con la conseguente perdita di controllo e di assoggettamento economico sulle donne; degli usurai che sono stati spiazzati nei loro affari, dai guadagni facili ed illegali, in quanto la maggior parte dei clienti veniva loro sottratta; infine dai capi religiosi che iniziavano a veder minati i principi sui quali si basa la propria religione.

Ma dopo diversi anni forse l’attacco peggiore che sta subendo il Prof. Yunus è quello che lo ha coinvolto ad inizio del 2024 in uno scandalo legato alla violazione di alcune leggi sul lavoro da parte di una sua azienda, la Grameen Telecom (la più grande compagnia di comunicazioni del Bangladesh) e per il quale, insieme a tre dei suoi collaboratori è stato condannato a sei mesi di carcere. È stato iniziato anche un altro processo a suo carico per evasione fiscale e corruzione; in totale più di cento accuse da cui doversi difendere. Ma dietro questo attacco c’è chi ipotizza, e forse senza sbagliare, motivi politici; infatti il prof. Yunus è inviso all’attuale governo del Bangladesh che, attraverso la presidente Sheikh Hasina, lo ha accusato di approfittare dei poveri; ma i due in realtà sono rivali e l’attuale presidente ha intensificato la repressione del dissenso politico durante il periodo antecedente le elezioni. La sentenza e le accuse contro il professore sono state considerate un attacco politico ai principi della libertà e dei diritti umani: il prof. Yunus si può a ben ragione considerare colui che ha contribuito in modo importante al tentativo di crescita del proprio Paese, offrendo un futuro dignitoso a coloro che altrimenti non avrebbero avuto mezzi per il sostentamento quotidiano. Anche Amnesty international è scesa in campo in difesa del premio Nobel e più di 160 grandi personalità internazionali, tra cui Barak Obama, e circa 100 premi Nobel hanno pubblicato una lettera congiunta in cui si denunciano le continue molestie giudiziarie nei confronti di Yunus, e si afferma di temere per la sua sicurezza e libertà.

La storia purtroppo si ripete nel tempo: l’essere umano accecato dal potere e dall’ambizione agisce iniquamente ed utilizza tutte le armi contro lo slancio generoso ed altruistico di poche persone lungimiranti e sapienti che provano a risollevare le sorti dei più deboli e dei più poveri, convinti che le cose possano cambiare in favore di forme di collettività basate su principi di giustizia sociale!



 

 

RADIO N

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RADIO NEWS

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AFRICANPEOPLE ONG

 

presenta

 

giovedì 2 maggio 2024

 

ore 10,00

 

Contrasto al femminicidio.

 

Viaggio nel tempo alla scoperta della condizione della donna nella società: comunicazione per immagini.

 

L'evento avrà luogo giovedì 2 maggio 2024 a Roma in Via Quattro Novembre, 149, presso Spazio Europa, gestito dall'Ufficio del Parlamento europeo in Italia e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea".





 

Programma

 

10,00-13,00

 

Saluti istituzionali della rappresentanza del Parlamento e della Commissione europea in Italia.

 

Emanuela Scarponi, presenta la ONG AfricanPeople.

 

Lily Scarponi, ingegnera e ricercatrice in ambito di pianificazione urbana: “Decostruire gli spazi della violenza di genere”.

 

Emanuela Del Zompo, giornalista e regista, presentazione del fumetto e del cortometraggio La leggenda di Kaira, comunicazione per immagini.

 

Prof.ssa Katia Ranieri: La situazione della donna nel Maghreb.

 

Emanuela Irace, giornalista, “Femminismo curdo contro la violenza di genere”.

 

Annalisa Avagliano, avvocato. “Il diritto delle donne”.

 

Valeria Fatone, giornalista professionista: autrice del libro”Il matrimonio, un lavoro come un altro”, edito da Albatros:

Il sessismo del revenge porn: l'ennesima violenza sulle donne”.

MOSTRA fotografica dei personaggi del fumetto

La leggenda di Kaira, personificati da attori famosi”.

 

 

 

 

 

Buffet R.S.V.P. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

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