LA LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE: LE CAUSE 

di Alessandra Di Giovambattista

 

Dopo aver chiarito il fenomeno dell’evasione fiscale, e sottolineato che esso va contrastato e condannato, cerchiamo di iniziare a comprendere quanta verità e oggettività ci sia nelle affermazioni che spesso sentiamo in merito a questo fenomeno. Infatti ogni problema va contestualizzato e ragionato al fine di escludere strumentalizzazioni da parte di eventuali gruppi di potere o coperture di inefficienze amministrativo politiche.

Gli argomenti più utilizzati dai mass media e dalle forze politiche si possono riassumere in quattro punti:

  • l’evasione fiscale è uno dei principali problemi del nostro paese;
  • il contante è il mezzo attraverso il quale si può evadere per cui limitarne l’uso implica il contrasto all’evasione;
  • tra evasione fiscale ed eccessiva pressione fiscale c’è proporzionalità diretta;
  • gli evasori fiscali sono meno numerosi di coloro che pagano regolarmente i tributi.

L’affermazione che l’evasione fiscale sia il vero problema del paese, in realtà serve per far deviare l’attenzione su una serie di altrettanto seri problemi che affliggono la politica e la società italiana. Vorrei subito sottolineare che una seria lotta all’evasione deve prevedere sistemi di controlli ed incroci dei dati che le forze politiche non hanno mai voluto potenziare; perché non utilizzare il codice fiscale per controllare le posizioni dei contribuenti più rilevanti e più dubbie? Vediamo invece che gli uffici fiscali si scatenano contro i soggetti che, pur presentando regolare dichiarazione fiscale, incappano in errori relativi a deduzioni/detrazioni fiscali che generano accertamenti di misero valore (forse 100, o 200 euro); ma qui vale la famosa frase del grande comico Totò: “è la somma che fa il totale!”.

Invece non si riflette sul fatto che gli errori commessi dai contribuenti il più delle volte sono il frutto di una legislazione complessa, farraginosa e confusa che può indurre il contribuente all’errore; è lecito pensare che forse proprio questo potrebbe essere l’obiettivo? Creare confusione e fumus per consentire di interpretare le norme per gli amici e di applicarle per tutti gli altri contribuenti: e attenzione per questi ultimi gli uffici finanziari sono impietosi…. Vogliamo, solo per fare un esempio, parlare del madornale pasticcio del superbonus al 110% che ha agevolato, oltre alle banche, essenzialmente i possessori di ville unifamiliari che sono state rimodernate a spese dei contribuenti onesti? E allora c’è da pensare che forse i diversi politici di turno in parte vogliono creare situazioni di confusione normativa ad hoc, come garanzia a favore di determinate lobby e/o per sfruttare al massimo le opportunità di potere che vengono loro offerte.

Ma c’è da aggiungere che molto probabilmente, evidenziando il fenomeno dell’evasione fiscale, in realtà si vuol camuffare l’incapacità degli uffici finanziari di recuperare gettito mediante controlli ed approfondimenti seri e mirati; la verità e che gli uffici finanziari sono del tutto inefficaci: sono forti con i deboli e deboli con i forti. I condoni, le rottamazioni, lo scudo fiscale non sono altro che esempi di inefficienza nell’incasso derivante dall’incapacità di controlli mirati da parte dell’Erario circa la effettiva capacità contributiva dei soggetti. Ad esempio se prendiamo la relazione tecnica (documento che espone le risultanze finanziarie generate dal provvedimento legislativo presentato dal Governo) annessa al regime fiscale dello scudo fiscale, cioè il rimpatrio dei capitali dall’estero, possiamo notare che gli effetti finanziari sono stati considerati positivi, cioè come effetti di maggior gettito. Questa impostazione in realtà è davvero un artificio contabile che nasconde una grande impostura: l’incapacità e forse anche la non volontà di colpire effettivamente i grandi evasori. Infatti come è possibile considerare una misura di condono come un provvedimento di maggior gettito? Il vizio mentale è basato su questa logica: preferisco recuperare gettito subito, anche se di importo minore rispetto a quanto avrei potuto incassare utilizzando le metodologie di accertamento ordinario. Il risultato finale è che se con l’accertamento ordinario avrei potuto incassare 100, di fatto lo Stato, nei confronti dei grandi evasori, si è accontentato di introitare 20 per poter incassare subito e senza contenzioso; allora viene da chiedersi: ma l’operazione era davvero un’operazione a variazione positiva o piuttosto era un’operazione in perdita (secondo il nostro esempio per un importo di 80) dovuta all’incapacità degli uffici di svolgere un serio ed efficace controllo?

Ecco quindi che effettivamente il problema dell’evasione non è imputabile esclusivamente ai soggetti, ma piuttosto allo Stato incapace, volente o nolente, di recuperare quanto dovuto da ogni contribuente in ragione della propria capacità contributiva. D’altronde si sa che l’occasione rende l’uomo ladro….

Ma questo porta anche ad altre considerazioni. Ma perché i cittadini sono spinti all’evasione? Oltre all’inefficienza dei controlli da parte degli uffici che induce i contribuenti ad evadere, laddove possibile, e garantisce l’impunità ai grandi evasori, c’è da sottolineare la totale inadeguatezza dei servizi pubblici offerti. I cittadini si rendono conto, specialmente nel periodo più recente, che a fronte dell’ingente imposizione fiscale, anche da parte degli enti locali, non c’è assolutamente una adeguata corrispondenza con i servizi offerti. La spesa pubblica finanziata attraverso il sistema fiscale non è percepita come un fattore di rilancio e di sviluppo dell’economia, ma come un fattore che spreca risorse. Nessuno ha mai affrontato seriamente il problema del confronto tra costi/benefici in capo ai singoli contribuenti, provando a darne una stima; tuttavia l’evidenza empirica ci porta a vedere strade invase da rifiuti, attese anche di 24 ore presso i pronto soccorso, liste di attesa bibliche presso le strutture ospedaliere, scuole fatiscenti, casi di corruzione.

Proviamo allora a cambiare prospettiva. Gli uffici devono iniziare a controllare coloro che presentano situazioni poco conciliabili tra tenore di vita e dichiarazioni fiscali. Se, ad esempio, si fosse utilizzato il codice fiscale quale indicatore dell’effettiva capacità contributiva, forse non si sarebbero erogati sostegni economico finanziari (es. il reddito di cittadinanza o sostegni durante il Covid-19) a soggetti assolutamente non bisognosi. Occorre comprendere quanto dell’ammontare delle attuali spese statali garantisca davvero il welfare e quanta parte di esse invece alimenti le clientele e i nepotismi. Le spese non produttive contribuiscono ad aumentare il fabbisogno che sovente viene finanziato con deficit, ciò crea incremento della pressione fiscale perché il debito pubblico oltre a dover essere restituito (linea capitale) aumenta gli interessi che debbono essere pagati periodicamente (in genere semestralmente) ed irrigidisce la struttura finanziaria. Riassumendo ci troviamo di fronte ad un cane che si morde la coda: a parità di condizioni, all’aumentare della spesa pubblica improduttiva, aumentano le richieste ai cittadini di risorse finanziarie attraverso i tributi ordinari e quando questi non sono sufficienti si istituiscono dei tributi straordinari (es. le patrimoniali); da ciò deriva un incremento della pressione fiscale che alimenta il fenomeno dell’evasione/elusione fiscale. 

Inoltre occorre sottolineare che le spese pubbliche vengono anche finanziate con gli ipotetici incassi da evasione fiscale; questa forma di copertura del fabbisogno di finanziamento pubblico, che emerge dalla lettura delle relazioni tecniche, è stata più volte sanzionata dalla Corte dei Conti che ha sottolineato la totale natura di aleatorietà di tali tipologie di entrate. Per esse non è sicuro né se si riuscirà ad ottenerne l’introito, né l’ammontare effettivo, né il momento reale di incasso. Si potrebbe concludere dicendo che il tutto delinea un vero e proprio falso in bilancio. Naturalmente, come già detto, se non si avrà l’effettivo introito delle entrate da recupero dell’evasione fiscale, si produrrà aumento della spesa pubblica finanziata in deficit che renderà sempre più vulnerabile il sistema economico finanziario nazionale. Alla lunga ciò ci consegnerà nelle mani di speculatori e di nazioni che acquistando il nostro debito pubblico ci renderanno totalmente asserviti a loro.

Più aumenta la pressione fiscale più si rende insoddisfatto il cittadino che viene spinto o a non produrre oltre un certo livello di reddito (in tal modo però si deprime la potenzialità produttiva del Paese) e lo si induce all’evasione fiscale perché oltre un certo livello di imposizione non è più conveniente continuare a pagare i tributi per servizi inesistenti o scadenti. E notiamo che in questa trappola - che potremmo definire da iper tassazione - possiamo caderci tutti: infatti in questo senso ognuno di noi è un potenziale evasore e forse tutti già lo siamo perché, ad esempio, ogni volta in cui l’idraulico, il falegname, l’avvocato ci chiedono il pagamento delle prestazioni sicuramente per evitare di pagare l’IVA, che grava sul consumatore finale, quindi su di noi, rifiutiamo la fattura. Ciò non solo produce un mancato gettito da IVA ma anche per imposte dirette che i percettori mai dichiareranno. Ma questa è la risposta del consumatore ad un semplice problema di convenienza economica che va a scontrarsi però con un meccanismo erariale miope in cui non mettendo in conflitto di interessi il consumatore con il percettore delle somme - offrendo ad esempio la possibilità di detrarre almeno in parte le spese sostenute (come già accade per le spese mediche) – si inducono tutte le parti della transazione ad evadere sia le imposte indirette (IVA), sia quelle dirette (imposte sui redditi).

A questo punto si potrebbe ribattere che la limitazione del contante potrebbe essere una valida soluzione al problema dei compensi c.d. “in nero”. In realtà non è provato che sia così; secondo alcuni studi (ad esempio della banca d’Italia e della BCE) non vi è correlazione tra limite del contante e diminuzione dell’evasione fiscale anche se il limite al contante definito nelle ultime legislature sembra aver contributo al recupero di una parte dell’evasione, almeno in Italia. Tuttavia tale misura rappresenta una forte limitazione della libertà e lede il diritto alla privacy; ci siamo accorti che il riepilogo della carta di credito inviato dalle banche analizza i nostri acquisti suddividendoli per categorie merceologiche e tipologie di servizi acquistati? Ci siamo domandati poi questi dati da chi potrebbero essere analizzati e per quali finalità? Piuttosto tornando a quanto detto sopra sarebbe forse più proficuo incrociare le informazioni finanziarie ed utilizzare le strumentazioni informatiche: in tal senso ottime modalità di contrasto all’evasione sono state la fatturazione elettronica e lo split payment (un sistema che vede il cessionario pagare l’Iva direttamente allo Stato e non al cedente; tale modalità di riscossione dell’IVA è stata permessa dall’unione europea fino al 30 giugno del 2023).    

Pertanto se il problema dell’evasione fiscale c’è esso è legato a motivazioni diverse rispetto a quelle che vengono utilizzate di frequente dalla stampa prezzolata e che tendono a criminalizzare indiscriminatamente i soggetti e a creare conflitti sociali e generazionali. Le riflessioni presentate in questo articolo, a ben vedere, impongono una riflessione sull’operato dei Governi e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e non al contrario sull’indagine dell’uso personale delle risorse provenienti dal lavoro di ogni contribuente (es. redditometro, spesometro, controllo del contante). Pertanto l’analisi conduce a riflettere sui quattro punti sottostanti:

  • mancanza di corrispondenza tra costi (ammontare dei tributi pagati)/benefici (servizi pubblici);
  • normativa farraginosa e confusa;
  • mancanza ed inefficacia dei controlli;
  • sistema fiscale percepito come spreco di risorse, con spese pubbliche sovente improduttive e finanziate in deficit, espressione spesso di politici/amministrativi incapaci e corrotti.

Cerchiamo di ragionare secondo queste categorie per provare a fare un’analisi personale del fenomeno cercando di essere più oggettivi possibile, senza cadere in tranelli che il più delle volte vengono tesi da mass media asserviti al potere di turno. E soprattutto cerchiamo prima le cause delle problematiche e vedremo che, di conseguenza, emergeranno anche i colpevoli. Se si invertono i termini di questa analisi si rischia, non comprendendo fino in fondo le motivazioni che inducono  determinati comportamenti, di consentire di perpetuare cattive pratiche politico amministrative.