PIANO MATTEI

La storia della cooperazione allo sviluppo del nostro Paese in Africa ha vissuto vari cicli e ricicli storici.

Dall’epoca del colonialismo di tempo ne è passato e l’Italia è stata tra i Paesi europei meno interessati a questo fenomeno calamitoso. Eppure i Paesi africani guardano con diffidenza a questa iniziativa italiana in corso di attuazione.

La verità è che la situazione geopolitica internazionale è mutata grandemente in questi decenni. Gli equilibri che fin qui hanno funzionato dalla Seconda Guerra mondiale in poi hanno cominciato a scricchiolare, raggiungendo un livello di non ritorno dalla pandemia in poi, in particolare. con un susseguirsi di conseguenze disastrose economiche e umane a livello planetario, con il rischio dell’annientamento dell’umanità stessa, in Africa in modo esponenzialmente drammatico.

Le guerre successive, conseguenti alle gravi crisi economiche in atto, in primis Russia-Ucraina, hanno addirittura impedito l’arrivo del grano in Africa, riducendone alla fame i popoli.

Mentre noi continuavamo a parlare, la Cina si è di fatto impossessata di gran parte delle aree africane, comprando a basso costo ed investendo grandemente in molti Paesi.

Oggi la Cina è grandemente presente in Africa, ma non è penetrata completamente nel sistema sociale Africa, in quanto il mercato africano non è ancora pronto a recepire prodotti cinesi, come lo siamo stati noi in Occidente in questi ultimi venti anni.

Gli Africani continuano a produrre i loro prodotti artigianali au, così come ho potuto constatare lo scorso anno nello Zambia e nello Zimbabwe.

Ma certo la corsa all’Africa è aperta e la Cina è pronta ad invadere totalmente il mercato africano con prodotti tecnologici ad un costo più raggiungibile dei nostri.

 

Quindi in ambito politico internazionale, in collaborazione con l’Europa, cui ci lega la storia e la cultura, l’Italia deve mostrare il coraggio di sviluppare finalmente una politica estera, che non ha mai partecipato concretamente ai processi di sviluppo ed integrazione europeo, come se Bruxelles fosse su un altro pianeta, lontana dalla politica nazionale italiana, una scatola burocratica vuota, da riempire invece, difendendo i nostri interessi nazionali come ad esempio l’industria delle automobili.

Noi siamo l’Europa e tutti assieme dobbiamo cooperare per raggiungere gli obiettivi di pace e convivenza civile che ci hanno da sempre contraddistinto, dalla Seconda guerra mondiale in poi, vivendo in armonia tra di noi nel concetto dello stato di diritto a differenza di quanto sta avvenendo nelle grandi potenze, pure occidentali oltre che orientali.

Dobbiamo guardare all’Africa ed agli Africani come partners indispensabili, in particolare ai Paesi che producono materie prime, così da non essere più succubi di Russia o Stati uniti che sia, per il loro approvvigionamento, ed a cui manca ad esempio l’acqua, i prodotti agricoli, il know-how tecnologico, che noi invece possediamo.

Non da ultimo all’epoca del G7 a l’Aquila, Gheddafi era intenzionato a comprare le nostre acque del centro Italia per esportarle in Libia. Quindi anche l’Italia dispone di risorse fondamentali alla vita come l’acqua, specie coi cambiamenti climatici in atto. Altro elemento da prendere in considerazione visto il meteo degli ultimi giorni.

In questo modo la politica italiana dovrebbe fare un passo avanti staccandosi dal vecchio modo di pensare tradizionale che consiste nell’avere come punti di riferimento Stati Uniti da uno schieramento e Russia dall’altro, come accaduto negli ultimi 100 anni.

Pur mantenendo buoni rapporti con tutti, bisogna guardare oltre ed intraprendere il cammino pur timido, appena avviato.

Si tenga conto d’altronde che oggi le potenze mondiali sono già cambiate, venendo alla ribalta economica ed industriale Cina, India e Paesi arabi che si sentono sempre più stretti – come le guerre Stati Uniti Iran ed Israele dimostrano - rispetto alle loro potenzialità economiche e tecnologiche e che le tradizionali grandi potenze mondiali cercano di controllare con le armi.

D’altronde non è più pensabile - come avvenuto nei secoli scorsi – vivere sfruttando i Paesi cosiddetti del Terzo e Quarto mondo.

Pur mantenendo dunque il proprio profilo ed identità europee, l’Italia al centro del Mediterraneo deve continuare ad incrementare il suo rapporto politico ed economico con i Paesi africani, con la cooperazione e lo sviluppo sostenibili. Ciò aiuterà inevitabilmente la diminuzione della immigrazione clandestina in Italia tramite l’utilizzo di imbarcazioni di fortuna, spesso foriere di tragici eventi in mare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The history of our country's development cooperation in Africa has undergone various historical cycles and recycles. Long time has passed since the colonial era, and Italy has been among the European countries least affected by this disastrous phenomenon. Yet, African countries view this ongoing Italian initiative with suspicion. The truth is that the international geopolitical situation has changed dramatically in recent decades. The balances that have worked since the Second World War have begun to crumble, reaching a point of no return since the pandemic period, in particular.

This has led to a succession of disastrous economic and human consequences globally, threatening the annihilation of humanity itself, especially in Africa. Subsequent wars, resulting from the severe economic crises underway, primarily in Russia and Ukraine, have even prevented the arrival of wheat in Africa, reducing its people to starvation.

While we continued to speak, China has effectively taken over much of Africa, buying at low cost and investing heavily in many countries. Today, China has a large presence in Africa, but it has not fully penetrated the African social system, as the African market is not yet ready to accept Chinese products, as we in the West have been over the past twenty years.

Africans continue to produce their artisanal products, as I witnessed last year in Zambia and Zimbabwe.

But the race for Africa is certainly on, and China is ready to completely invade the African market with technological products at a more affordable price than ours. Therefore, in the international political arena, in collaboration with Europe, to which we are bound by history and culture, Italy must demonstrate the courage to finally develop a foreign policy. It has never participated concretely in the processes of European development and integration, as if Brussels were on another planet, far removed from Italian national politics, an empty bureaucratic box that needs to be filled instead by defending our national interests, such as the automobile industry. We are Europe, and we must all cooperate together to achieve the goals of peace and civil coexistence that have always distinguished us, since the Second World War, living in harmony among ourselves under the concept of the rule of law, unlike what is happening in the great powers, both Western and Eastern.

We must look at Africa and Africans as indispensable partners, especially those countries that produce raw materials, so as to no longer be subservient to Russia or the United States for their supplies, and which lack, for example, water, agricultural products, and technological know-how, which we possess.

Last but not least, at the time of the G7 in L'Aquila, Gaddafi was planning to buy our waters in central Italy to export to Libya. Therefore, Italy also has resources as essential to life as water, especially with ongoing climate change. This is another factor to consider given the weather of recent days.

In this way, Italian politics should take a step forward, breaking away from the old, traditional way of thinking that consists of having the United States on one side and Russia on the other as points of reference, as has happened for the last 100 years. While maintaining good relations with everyone, we must look beyond and embark on the path, albeit timid, that has just begun. It should also be noted that today, the world powers have already changed, with China, India, and Arab countries coming to the forefront economically and industrially, feeling increasingly close to each other—such as the wars between the United States, Iran, and Isrele - compared to their economic and technological potential, which the traditional major world powers seek to control with weapons. Moreover, it is no longer conceivable—as has happened in past centuries—to live by exploiting the so-called Third and Fourth World countries. While maintaining its European profile and identity, Italy, at the heart of the Mediterranean, must continue to strengthen its political and economic relations with African countries through cooperation and sustainable development. This will inevitably help reduce illegal immigration to Italy through the use of makeshift vessels, often harbingers of tragic events at sea.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il “Piano Mattei per l’Africa” è un piano di interesse nazionale ispirato a una visione globale. Il Continente africano, in questa visione, costituisce un partner cruciale. Lì si giocano e si giocheranno partite fondamentali per l’Italia e per gli equilibri complessivi del pianeta.

O Dagli squilibri demografici alla crisi alimentare, dall’energia alle terre rare, dalla lotta al terrorismo alla sfida per la stabilità e la sicurezza. Con la consapevolezza che l’Africa è un Continente ricco di straordinarie opportunità con cui una cooperazione paritetica e non predatoria costituisce la sola chiave per valorizzarne pienamente le risorse umane e materiali.

 

Due guerre in corso, una nel cuore dell’Europa, un’altra al centro del Mediterraneo. Conflitti civili a volte troppo dimenticati dal Sudan al Sahel.

Questo scenario impone di maturare un nuovo approccio, differente dagli schemi tradizionali. Con la consapevolezza dell’interdipendenza dei destini del Sud e del Nord del mondo, appare necessario un nuovo modello di cooperazione nelle relazioni internazionali.

L’Italia è collocata geograficamente al centro del Mediterraneo e può rappresentare il punto di congiunzione tra l’Occidente e il Sud del Mondo. Questo è il senso più profondo, strategico, di una scelta: il Piano Mattei.

Un Piano che, per sua natura, è in costante evoluzione. Così come il suo documento strategico deve necessariamente essere considerato un “documento vivente”, soggetto a un continuo aggiornamento anche sulla base dei costanti input provenienti dalle Nazioni africane in linea con i propri piani di sviluppo nazionali.

Tale strategia verrà attuata attraverso il progressivo coinvolgimento di ulteriori Nazioni interessate dalle iniziative del Piano e mediante il rafforzamento delle attività già in corso, così come tramite la previsione di nuove priorità e progettualità su specifiche richieste da parte dei partner. Sono state avviate anche interlocuzioni con le Autorità del Ghana e dell’Angola, due Nazioni non comprese tra quelle dove realizzare i progetti pilota.

È sulla base di tali principi e confrontandosi con uno scenario in costante evoluzione che si è proceduto all’attuazione del “Piano Mattei per l’Africa”. Un’attuazione a cui è stato impresso un deciso cambio di passo dallo svolgimento del Vertice Italia – Africa del 28-29 gennaio 2024 e dall’avvio delle prime attività della Cabina di Regia.

Tale realizzazione si è sviluppata lungo quattro direttrici principali: 1) composizione e organizzazione concreta degli organismi previsti dagli articoli 2 e 4 del decreto-legge 15 novembre 2023, n. 161, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 gennaio 2024, n. 2 (Cabina di Regia e Struttura di Missione) incaricati rispettivamente dell’indirizzo politico e dell’attuazione del Piano; 2) l’avvio dei contatti con le Autorità delle Nazioni destinatarie dei progetti pilota, l’elaborazione delle prime iniziative e le prime fasi della loro realizzazione; 3) il rafforzamento delle interlocuzioni con i principali partner e organizzazioni internazionali per esplorare forme di cooperazione sulle singole iniziative e la partecipazione del Piano a grandi progetti infrastrutturali che interessano l’intero Continente;


la Struttura di Missione ha avuto costanti interlocuzioni con Autorità politiche africane, organi tecnici, enti, aziende, associazioni italiane e organizzazioni della società civile, nonché con il Coordinamento Italiano delle Diaspore per la Cooperazione Internazionale.

Nel riscontrare grande apertura e interesse da parte degli interlocutori, i colloqui effettuati hanno permesso di identificare congiuntamente le priorità e di accrescere l’efficacia dei progetti pilota nelle prime nove Nazioni individuate dal Piano Mattei, selezionate in modo da assicurare una copertura più ampia possibile del Continente.

A monte dell’identificazione delle singole progettualità, è stata svolta una duplice valutazione, da parte della Struttura di Missione e in condivisione con la Nazione destinataria delle iniziative.

Tali valutazioni hanno interessato l’impatto delle singole iniziative concrete sotto il profilo sociale e ambientale e la loro efficacia nel perseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile, transizione verde e adattamento ai cambiamenti climatici.

Accanto alla creazione della Struttura di Missione, si è provveduto a istituire e a convocare la Cabina di Regia ai sensi dell’art. 2 del decreto-legge 15 novembre 2023, n. 161, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 gennaio 2024, n. 2.

Con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 6 marzo 2024 è stata individuata la composizione della Cabina di Regia che, oltre ai Ministeri,prevede la partecipazione, tra gli altri, disocietà partecipate, associazioni di categoria, il mondo dell’Università e le organizzazioni della società civile, con un formato a geometria variabile a seconda dei temi trattati, che garantisce la necessaria flessibilità dell’organo.

La composizione della Cabina di Regia, così concepita, ha assicurato l’inclusione dei principali rappresentanti del Sistema Italia, mettendo in luce la necessità di uno sforzo complessivo degli attori coinvolti per il pieno successo del Piano.

 

Grazie alla sua struttura a “geometria variabile” è stato possibile accogliere la richiesta formulata nel parere delle Commissioni parlamentari sullo schema di decreto di adozione del Piano, di prevedere la partecipazione del Presidente della Commissione permanente Affari esteri e difesa del Senato della Repubblica e del Presidente della Commissione permanente Affari esteri e comunitari della Camera dei Deputati alle riunioni della Cabina di Regia.

 

In questo contesto è stato costituito, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Tavolo di Coordinamento sulla Sicurezza Energetica. Sono in corso di costituzione il Tavolo di Coordinamento sull’Agricoltura e il Tavolo di Coordinamento sulla Formazione Professionale.

L’obiettivo del Tavolo Tecnico di Coordinamento per la Sicurezza Energetica è quello di assicurare la condivisione delle diverse iniziative legate alla produzione, trasmissione e distribuzione dei flussi energetici fra l’Europa e il Continente africano. Il Tavolo ha tenuto cinque riunioni tra gennaio e luglio 2024 e in esso sono stati coinvolti i principali attori del sistema energetico italiano. Uno dei progetti in discussione è lo studio “A Roadmap to Connect Africa to Europe for Clean Energy Production” a cura della Banca Mondiale, finanziato dalla Commissione UE nell’ambito di una richiesta di Supporto Tecnico (Technical Support Instrument – TSI) dell’Italia

La decisione di concentrarsi su alcune Nazioni prioritarie ha inoltre aperto all’istituzione di una nuova Sede dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) ad Abidjan, in Costa d’Avorio, la cui piena operatività è prevista dal prossimo 1° dicembre, in aggiunta all’apertura e all’operatività della nuova sede di Kampala, e al rafforzamento del personale nelle strutture AICS esistenti sul Continente africano.

Sempre nell’ottica di un pieno coinvolgimento del Sistema Italia, ma anche di un rafforzamento della Rete italiana all’estero, nel corso del 2024 sono stati inaugurati i nuovi Uffici del Cairo di Cassa Depositi e Prestiti, SIMEST, SACE e ITA-Istituto per il Commercio  Estero. Si prevede inoltre l’apertura di nuovi Uffici di CDP e di SACE a Rabat.

 







Progetti


sviluppo dell’agricoltura desertica in Algeria

rafforzamento della fornitura dell’acqua potabile nell’area della capitale della Repubblica del Congo,

dall’istruzione e formazione professionale nel settore delle energie rinnovabili in Marocco,

al sostegno delle infrastrutture scolastiche e sanitarie della Costa d’Avorio.

In questo quadro, già nel 2024 è stata avviata una riflessione sull’estensione del Piano Mattei ad altri partner africani nel 2025, secondo una logica incrementale.


Il raggiungimento di tali obiettivi è stato reso possibile dalla collaborazione della  Struttura di Missione unitamente al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione  Internazionale, al Ministero dell’Economia e delle Finanze, dell’Agenzia italiana della  Cooperazione allo Sviluppo, e a Cassa Depositi e Prestiti con la Banca Africana di Sviluppo attraverso l’istituzione di due strumenti per il finanziamento di progetti su larga scala con interlocutori sovrani: un Fondo multi-donatori, aperto al contributo di Stati terzi, e la “riattivazione” di un fondo bilaterale italiano presso la Banca Africana di Sviluppo.



Fondo Italiano per il Clima. Poiché il 70% delle risorse di quest’ultimo è dedicato all'Africa, esso rappresenta una componente essenziale del Piano Mattei per la realizzazione di  iniziative nei settori delle energie rinnovabili e dell'adattamento agricolo al cambiamento climatico, per il ripristino della biodiversità e per l'uso sostenibile delle risorse naturali.



l’attività del Piano Mattei per l’Africa è stata realizzata con uno sguardo al medio periodo, con particolare riguardo al rafforzamento delle istituzioni, all’innovazione tecnologica nell’ambito dell’intelligenza artificiale, alla digitalizzazione e allo spazio.



African Capacity Building Foundation”, agenzia specializzata dell’Unione Africana in tale settore, dando anche impulso alla digitalizzazione con un programma multi-nazionale che interessa anche la Costa d’Avorio e il Mozambico.



Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale all'interno delle Nazioni africane e ad accelerare l'innovazione responsabile del settore privato e i partenariati internazionali in tale ambito.



La collaborazione tecnologica interesserà anche lo spazio. Un percorso già avviato e  che si è concretizzato in questi primi mesi con l’organizzazione della “Conferenza sullo spazio  Italia-Africa”, focalizzata su formazione, applicazione dei  servizi spaziali per la sostenibilità e partenariati internazionali.

Nel campo dello sviluppo delle energie rinnovabili, è stata avviato lo studio di un progetto per la produzione di idrogeno verde in Tunisia in collaborazione con ENEL, ENI e ACEA. Un progetto che ha anche la formazione come elemento centrale. Ad agosto 2024 è stato creato un tavolo tecnico con le imprese italiane coinvolte e con le Istituzioni italiane e tunisine.