Prima di Cannes: il ruolo del Florence Korea Film Fest nella diffusione del cinema coreano 



Il Festival in corso a Cannes, dove il cinema sudcoreano ha confermato la propria centralità attraverso la nomina di Park Chan-wook, il regista di Oldboy e No Other Choice, a Presidente della giuria e una presenza articolata tra concorso principale, sezioni parallele e nuove forme di sperimentazione audiovisiva, accende definitivamente i riflettori su questa cinematografia. 

Tuttavia, la trasformazione in atto presso il pubblico, da cinema di nicchia seguito da gruppi ristretti di appassionati a spettacolo seguito dal grande pubblico, passa attraverso le piattaforme streaming, che offrono una varietà crescente di film e serie coreane, e le iniziative dedicate. 

Il Florence Korea Film Fest, ideato dal lungimirante Riccardo Gelli più di vent’anni or sono, è il principale festival europeo interamente dedicato al cinema coreano. Basta scorrere i nomi dei registi in cartellone alla 79ª edizione del Festival di Cannes, per comprendere come questo Festival sia uno dei principali osservatori del dinamismo della cinematografia coreana, capace di intercettare autori, temi e tendenze che trovano poi pieno apprezzamento nei grandi circuiti internazionali.

Appare dunque opportuno fornire una panoramica di questa vetrina dedicata. 

Il Florence Korea Film Fest, organizzato dalla Associazione culturale Taegukgi e diretto da Riccardo Gelli con la co-direttrice Eun-young Chang, nasce nel 2001, con l’obiettivo di creare in Europa uno spazio stabile di conoscenza e diffusione del cinema sudcoreano. È un festival specialistico e curatoriale, orientato sia alla scoperta dell’autorialità coreana contemporanea sia alla valorizzazione dei generi, con particolare attenzione al dialogo tra ricerca estetica e identità culturale, oltre che alla circolazione del cinema coreano presso il pubblico italiano. 

Giunto alla sua 24ª edizione, è supportato da numerose istituzioni italiane e coreane, tra cui la Regione Toscana e il Comune di Firenze, insieme all’Ambasciata della Repubblica di Corea in Italia, all’Istituto Culturale Coreano in Italia, al Korean Film Council (KOFIC) e al Korean Film Archive (KOFA).

L’edizione 2026 del Festival si è svolta presso il cinema La Compagnia dal 19 al 28 marzo, confermando il dinamismo che lo contraddistingue. Con numerosi ospiti del cinema coreano e del mondo webtoon e oltre 70 titoli in cartellone, ha offerto agli spettatori non solo visioni, ma anche masterclass, incontri e musica.

Come ogni anno, la programmazione è stata organizzata in sezioni: Orizzonti Coreani, di cui fanno parte i film per il grande pubblico, K-Cinema Today, che annovera i film indipendenti e Corto, Corti! che ha raccolto ben 48 cortometraggi di giovani registi coreani, su temi che hanno spaziato dall’identità e le relazioni umane, alla tecnologia e all’ambiente.

Un’apposita giuria - presieduta da Federico Micali e composta da David Pacifici, Alessio Giorgetti, Isabella Ahmadzadeh, Kim Kyung-ok e Yoon C. Joyce - ha assegnato il premio Festival Critics Award per il miglior film a The Mutation della regista Shin Su-won e ha attribuito una Menzione Speciale al film Halo, opera prima di Roh Young-wan, un film incentrato sulla condizione giovanile e sulla realtà lavorativa dei corrieri. Il premio del pubblico per il miglior film è andato a The Journey to Gyeong-ju della giovane regista Kim Mi-jo, mentre per la sezione Corto, Corti! è risultato vincitore Lesson di Kim Jin-woo.

Il Florence Korea Film Fest consente di vedere in sala film coreani altrimenti non reperibili in Italia, dove annualmente vengono programmati al massimo uno o due film sudcoreani, quando hanno ricevuto premi prestigiosi. Alcuni film sono prime assolute, venendo proiettate a Firenze prima ancora che in Corea del Sud.

Ma ciò che rende il Festival imperdibile sono le Masterclass (generalmente quattro), e gli incontri con le personalità del mondo cinematografico coreano, occasioni preziose in cui il pubblico può approfondire la conoscenza degli ospiti e interloquire con loro attraverso una sessione di domande e risposte.



In questa edizione si sono svolte le Masterclass dell’attore Gong Yoo, del regista Yeon Sang-ho, del musicista, compositore cinematografico e filosofo Cho Sung-woo, nonché degli illustratori di webtoon Nam Joong-hoon e Anna Bonita (pseudonimo di Hwang Ga-eun), alcune delle quali hanno ospitato anche un workshop.

Vi sono stati poi incontri e sessioni di domanda e risposta con numerosi registi che hanno introdotto il proprio film e in particolare: Yang Jong-hyun, regista di People and Meat, il film di apertura, Kim Jong-hwan, Ha Myung-mi, Lee Hwan, Shin Su-won, regista del film premiato come vincitore, The Mutation e Kim Mi-jo regista del film premiato dal pubblico, The Journey to Gyeong-ju. E ancora, Kim Dae-hwan regista di Homeward Bound, il film di chiusura, e Lee Chang-yeoul, regista di Florence Knockin’ on You un film molto originale, denso di metafore e simbolismi quasi interamente girato a Firenze.

Gli ospiti d’onore di questa edizione del Festival sono stati l’attore Gong Yoo e il regista Yeon Sang-ho, entrambi protagonisti di retrospettive dedicate. Gli incontri con queste personalità hanno offerto l’occasione di approfondirne non solo il lavoro, ma anche il percorso umano e professionale, restituendo una chiave di lettura più consapevole delle loro opere. In particolare, l’incontro con Yeon Sang-ho ha permesso di inquadrare al meglio Colony, proiettato in questi giorni a Cannes. Significativo anche il confronto con Na Hong-jin, regista di Hope, attualmente in concorso a la Croisette, incontrato nella precedente edizione del Festival.

Questi momenti di confronto, insieme alla qualità della selezione proposta, e la loro testimoniano il ruolo pionieristico del Florence Korea Film Fest nella scoperta e valorizzazione del cinema coreano e delle sue eccellenze, spesso anticipando l’attenzione dei grandi festival internazionali come Cannes o Venezia, che successivamente ne consacrano registi e attori nei propri programmi. 



Cannes

La presidenza di Park Chan-wook al Festival di Cannes sancisce la centralità del cinema sudcoreano nel panorama mondiale

La nomina di Park Chan-wook a Presidente della giuria di Cannes ha evidenziato come la cinematografia sudcoreana sia ormai indiscutibilmente riconosciuta nella sua grandezza a livello globale dopo anni di sapiente lavoro sotto i riflettori dei grandi Festival internazionali.

Ma la partecipazione della Corea del Sud al Festival non si esaurisce nel prestigioso incarico del noto Regista, si esprime mediante una delegazione artistica che attraversa tutte le principali sezioni della kermesse.

In prima linea, a contendersi la Palma d'Oro nel concorso principale, c'è l'attesissimo Hope di Na Hong-jin, un thriller fantascientifico con accenti di azione e horror che unisce star coreane e hollywoodiane (Hwang Jung-min, Zo In-sung, Jung Ho-yeon, Taylor Russell, Cameron Britton, Alicia Vikander e Michael Fassbender). Il film, proiettato a Cannes domenica 17 in anteprima mondiale, narra del capo della polizia di un villaggio e del suo agente alle prime armi che devono difendere la comunità locale da una misteriosa creatura, dopo che incendi boschivi hanno interrotto tutte le comunicazioni. Le riprese principali del film hanno avuto luogo in Corea già nel 2023, mentre una parte è stata girata in Romania, nell’area intorno ai monti Retezat. È questo il quarto film del regista Na Hong-jin presentato a Cannes, dopo The Chaser (2008) nella sezione Midnight Screenings, The Yellow Sea (2011) presentato in Un Certain Regard e The Wailing (2016) nella sezione Fuori concorso.

Il cinema coreano di genere e d'intrattenimento trova invece la sua consacrazione nelle iconiche Midnight Screenings con la prima mondiale di Colony di Yeon Sang-ho, un adrenalinico survival zombie movie che ha visto sfilare sul red carpet star del livello di Gianna Jun (Jun Ji-hyun) e Ji Chang-wook. Un film, Colony, la cui proiezione ufficiale, avvenuta venerdì 15 maggio, è stata accolta con una vera e propria standing ovation: al termine della pellicola, il pubblico ha tributato al regista e al cast ben sette minuti di applausi ininterrotti.

Girato in Corea tra marzo e giugno 2025, il film racconta del professore di biotecnologie Se-jeong che partecipa a una conferenza del settore, che precipita nel caos quando viene rilasciato un virus in rapida mutazione. Il virus provoca una trasformazione continua ed imprevedibile degli individui infetti, spingendo le autorità a sigillare la struttura. Ne deriva una drammatica lotta per la sopravvivenza tra i sopravvissuti sani e i mutanti.

 

Ma la vitalità di questa cinematografia si misura soprattutto sulla lunga distanza e sulla capacità di rinnovarsi: la presenza di Dora, diretto dalla pluripremiata regista July Jung nella Quinzaine des Cinéastes (storica sezione parallela e indipendente della rassegna francese), e la doppietta di cortometraggi selezionati a La Cinef (la vetrina ufficiale di Cannes dedicata ai migliori talenti universitari del mondo), ossia Bird Rhapsody di Choi Won-jung (Hongik University) e Silent Voices di Nadine Misong-jin (Columbia University), dimostrano che il vivaio coreano continua a produrre idee e linguaggi capaci di imporsi nei circuiti internazionali più esclusivi.

Dora è un film drammatico, un adattamento contemporaneo scritto dalla Regista del caso clinico di Dora, descritto da Sigmund Freud, una paziente sotto pseudonimo che egli trattò per isteria nel 1900. Il film è interpretato da Kim Do-yeon, Sakura Ando, Song Sae-byeok e Choi Won-young. La storia segue una famiglia che vive a Seul e che trascorre una vacanza estiva al mare, dove la figlia Dora, affetta da una malattia, si innamora per la prima volta.

Bird Rhapsody , cortometraggio di 6 minuti definito una rapsodia per coloro che cadono inseguendo il desiderio. Una folla si arrampica verso un “uccello”, simbolo di successo e riconoscimento. Dopo molte cadute, una persona si rende conto che non può essere posseduto e sceglie di non afferrarlo, ma di volare.

Silent Voices, cortometraggio di 17 minuti, ambientato a New York, dove una famiglia di immigrati coreani composta da quattro persone conduce vite separate, e ciascun membro affronta momenti di sconfitta nella propria quotidianità. Muovendosi tra sopravvivenza e disconnessione, ognuno nasconde le proprie ferite agli altri.

La Corea del Sud ha altresì partecipato alla sezione Compétition Immersive, con Voooooo—Peeeeee, di Park Ji-yun e Woo Hyeun-joo, un’esperienza di realtà estesa (XR) multisensoriale, in cui una donna scopre che il suo corpo è diventato cavo dopo essere stato ricostruito come dati. Attraverso il cinema in VR e un’interfaccia indossabile pneumatica, il pubblico può sperimentare fisicamente l’espansione del vuoto virtuale.

Ciò che emerge da Cannes relativamente al cinema coreano è dunque, più che un exploit, un modello ormai consolidato: una cinematografia capace di mantenere nel tempo un equilibrio tra industria, ricerca formale e riconoscibilità culturale. Un sistema produttivo che, forte di una solida struttura industriale e di una continua spinta all’innovazione nel linguaggio del cinema - attraverso regia, montaggio, fotografia e soluzioni narrative sempre originali - continua a rinnovarsi senza perdere la propria identità, imponendosi come una delle realtà più riconoscibili e influenti del cinema contemporaneo. Una centralità che oggi premia l’intuizione e la fiducia dei festival europei dedicati, come il Florence Korea Film Fest, che già ventiquattro anni fa ha dimostrato una notevole lungimiranza nel riconoscere e valorizzare con largo anticipo il potenziale di crescita del cinema sudcoreano in ambito internazionale.