Lunedì, 15 Giugno 2026

     

 

 

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Intervista a Sam Nujoma e la nascita dello Stato della Namibia

 


03-01-2020

                                                      Sam Nujoma's Interview e la nascita dello Stato della Namibia

    Samuel Daniel Shafiishuna Nujoma nacque il 12 maggio 1929 a Ongandjera nel Nord dell'Africa del Sud Ovest (attuale Namibia), dell'etnia Ovambo. Ebbe un'infanzia abbastanza tranquilla, dedicata in gran parte alla cura del bestiame, ed ebbe modo di frequentare la scuola missionaria locale. Nel 1946, a 17 anni, abbandonò il villaggio natale per trasferirsi dalla zia a Walvis Bay e poco dopo decise di andare a vivere nella capitale Windhoek in cerca di fortuna. Qui trovò un ottimo impiego come operaio specializzato delle Ferrovie Sudafricane. E divenne il tutore di Petter Johannesen, allora bambino, attuale console onorario di Namibia in Italia. Per inquadrare e comprendere appieno il personaggio e ciò che ha significato per questa terra a noi lontana, bisogna pure intrecciare questo mio emozionante incontro nella sua villa residenziale sulle colline di Windhoeck con la storia del suo Paese. Sam Nujoma lottò - come tutti noi sappiamo - infatti per l'indipendenza della sua patria in nome della libertà sperata, grazie ad una perdurante lotta contro il Sudafrica che l'ha amministrata dal 1920 fino al 1989. La Namibia entra nell'epoca moderna nel 1884 quando la Germania imperiale di Bismarck prende possesso di questo territorio pacificamente ed essa diventa protettorato tedesco e coloniale, una colonia larvata in senso stretto, fino al 1915, quando le truppe sudafricane occupano il territorio dell'Africa del Sud-Ovest - così si chiamava secondo i Tedeschi - South West Africa, Africa sudoccidentale. Finita la I Guerra Mondiale, infatti la Namibia viene affidata inizialmente alla Gran Bretagna sotto forma di mandato della Società delle Nazioni. La Gran Bretagna a sua volta cede il territorio, sempre comandato, all'Unione sudafricana, al Sudafrica. Nel 1920 inizia il mandato sudafricano in Namibia di tipo C, secondo la Carta delle Società delle Nazioni. Il che significa che in questo caso i poteri del Sudafrica erano particolarmente forti. In sostanza la Namibia è stata amministrata dal Sudafrica in un modo diretto, come parte integrante del territorio sudafricano a differenza di quello che è successo per tutti gli altri mandati. Quindi, dal 1920 la presenza del Sudafrica in Namibia è durata tanti anni, molti decenni, aldilà anche della fine della II Guerra Mondiale. Eppure terminata la II Guerra mondiale, quando entra in vigore la Carta delle Nazioni Unite e quindi cominciano a funzionare le Nazioni Unite, la Namibia doveva essere trasformata in un sistema nuovo di amministrazione, fiduciaria, nella prospettiva della decolonizzazione e dell'indipendenza, ma il mandato di tipo C non prevedeva la decolonizzazione dell'Africa del Sud-Ovest.

       Dal canto suo, il Sudafrica si è opposto sistematicamente sin dall'inizio alla richiesta delle Nazioni Unite di trasformare il mandato in un'amministrazione fiduciaria. Il motivo è evidente: il Sudafrica non pensava minimamente di riconoscere l'indipendenza alla Namibia, di portare avanti un processo di emancipazione politica del territorio. Anzi pensava, anche dopo la II Guerra Mondiale, d'integrare la Namibia al Sudafrica. Dunque il Sudafrica mantiene la sua posizione dopo la II Guerra Mondiale. Si arriva così al 1966, una data importante, quando l'Assemblea nazionale della Nazioni Unite revoca in una risoluzione il mandato al Sudafrica e dichiara illegale la sua amministrazione in Namibia. Questa fu una risposta alla sentenza della Corte internazionale di giustizia dell'Aja nel 1966. Dunque, la Risoluzione dell'Assemblea Generale fu la risposta, una reazione a questa sentenza ma, com'è facile capire, il Sudafrica non si diede per vinto. Non diede alcun seguito a questa risoluzione. Continuò ad occupare il territorio con truppe consistenti. Ecco che, proprio in questi anni, si inserisce il Nostro che, in piena sintonia con il momento storico in essere, crea una organizzazione locale che si chiama South West African People, organizzazione del popolo dell'Africa del Sud-Ovest che comincia a battersi per l'indipendenza di questo territorio: stiamo parlando di colui che sarebbe diventato Presidente della Repubblica della Namibia, General Vilbrun Guillaume Sam, il nostro Sam. Negli anni '60 Nujoma diede inizio alla vera e propria lotta per l'indipendenza e nel 1961 data la crescente persecuzione nei suoi confronti da parte dell'amministrazione sudafricana, scelse l'esilio volontario in Tanzania, trasferendosi a Dar es Salam e stabilendo lì il quartier generale della SWAPO. Questo decennio è caratterizzato da un incessante impegno internazionale di Nujoma, che visita moltissimi Stati europei e americani in cerca di sostegni economici e militari. Questo gli diede modo di esercitare una pressione diplomatica diretta sul Governo sudafricano, che nel 1975 concesse lo svolgimento di una conferenza politica a Windhoek per discutere del futuro del Paese. Anche in questo caso il Sudafrica non si dà per vinto. Nel 1978 il Sudafrica invade parte del territorio angolano per attaccare le basi della SWAPO con un alto numero di vittime. Bisogna aspettare la fine della Guerra Fredda che indubbiamente ha contribuito in maniera decisiva a sbloccare la situazione.

 

Estratto dall'intervista:
Emanuela Scarponi. Good morning, Mr President Sam Nujoma. Our common friend Petter Johannesen organized this interview to the first President of Namibia and to the great political leader that guided to the freedom his people from South Africa in 1990, based on apartheid system. What is your relationship with Italy?
(Buongiorno, signor Presidente Sam Nujoma. Il nostro comune amico Petter Johannesen ha organizzato questa intervista al primo presidente della Namibia e al grande leader politico che guidò alla libertà il suo popolo nel 1990 dal Sudafrica, basato sul sistema dell'apartheid. Qual è il suo rapporto con l'Italia?)
Sam Nujoma: I have just come from a long trip from Havana, Cuba and Brazil.
So welcome to Namibia.
Namibia and Italy have been very friendly countries, especially during the struggle for the liberation of Namibia we received political, diplomatic, and the material support from Italy, especially from the Labour movement. Trade Union movement of Italy got material humanitarian support, particularly for medicine to national liberation movement.
Especially Italian Labour movement gave material to support the fight to Angola, Rwanda and Namibia and built prefabricated hospitals in Rwanda and Angola independent from Namibia in collaboration with the State governments.
So welcome to Namibia once again.
(Sono appena arrivato da un lungo viaggio dall'Avana, Cuba e Brasile. Quindi benvenuti in Namibia. La Namibia e l'Italia sono stati Paesi molto amichevoli: specialmente durante la lotta per la liberazione della Namibia abbiamo ricevuto il sostegno politico, diplomatico e materiale dall'Italia, in particolare dal movimento dei lavoratori. Il movimento sindacale italiano ha dato un sostegno umanitario materiale, in particolare in campo medico, al movimento di liberazione nazionale. Il movimento operaio italiano in particolare ha fornito materiale per sostenere la lotta in Angola, Rwanda e Namibia ed ha costruito ospedali prefabbricati in Rwanda e Angola, indipendenti dalla Namibia, in collaborazione con i governi statali.

Emanuela Scarponi. Thank you very much to invite me in your wonderful house. I am very happy my country helped you in this support to achieve independence.
I came to Namibia in 1995, 5 years after the independence.

(Grazie mille per averci invitato nella sua meravigliosa casa. Sono molto felice che il mio Paese vi abbia aiutato in questo supporto per raggiungere l'indipendenza.
Sono arrivata in Namibia nel 1995, 5 anni dopo l'indipendenza.

Sam Nujoma. 5 years after independence? Really?
(Davvero?)



Emanuela Scarponi. Yes! That is why I know very well your country. As European tourist, I decided to visit Namibia and South Africa after the end of apartheid. All western world could not accept apartheid regime surviving in South Africa.
In 2009 I wrote a book in Italian language about ethnical population I met during my lonely journey and about San painting and rock carvings I could admire in Twyfelfontein.
I dedicated my book to the President of Namibia, Sam Nujoma.
This is a present for you! That is why I am here. I am going to translate it into English language and I will send it to you.

(Sì! Ecco perché conosco molto bene il vostro Paese. Come turista europea, decisi di visitare la Namibia ed il Sudafrica dopo la fine dell'apartheid. Tutto il mondo occidentale non poteva accettare che il regime dell'apartheid sopravvivesse in Sud Africa.
Nel 2009 ho scritto un libro in lingua italiana sulla popolazione etnica che ho incontrato durante il mio viaggio solitario e sulla pittura dei San e le loro incisioni rupestri che ho potuto ammirare a Twyfelfontein. Ho dedicato il mio libro al presidente della Namibia, Sam Nujoma.
Questo è un regalo per lei! Ecco perché sono qui. Lo traduco in inglese e glielo lo spedisco).
Sam Nujoma. I see… 5 years after independence. You arrived to Epupa falls. You went in North Western area in Himba area.

(Vedo... 5 anni dopo l'indipendenza. Sei arrivata alle cascate di Epupa. Sei andata nella zona Nord-occidentale nella zona degli Himba).

Emanuela Scarponi. Yes, exactly. I also made a documentary about Namibia journey, rich of very beautiful pictures of the country as it was in 1995.
And with this cultural material I was able to organize a multimedia exhibition in the Institute of African and oriental studies and in the Ministry of foreign affairs in Rome, capital of Italy.
Based on my research, we organized a conference about Namibia in the Ministry of foreign affairs. Among the others, ambassadors Ferraris, Baistrocchi, Prof. Gianluigi Rossi, President of Isiao, senatrice Carettoni, expert in Herero history, honorary president of ISIAO and doctor Roberto Tresoldi, director of Namib air, and honorary Consul of Namibia in Italy, Petter Johannesen, your dear friend, partecipated at the important event.

(Si, esattamente. Ho anche realizzato un documentario sul viaggio in Namibia, ricco di immagini molto belle del Paese, com'era nel 1995.
E con questo materiale culturale ho potuto organizzare una mostra multimediale all'Istituto di Studi Africani e Orientali e al Ministero degli Affari Esteri a Roma, Capitale d'Italia.
Sulla base della mia ricerca, abbiamo organizzato una conferenza sulla Namibia presso il Ministero degli affari esteri. Tra gli altri, gli ambasciatori Ferraris, Baistrocchi, il prof. Gianluigi Rossi, presidente dell'Isiao, la senatrice Carettoni, esperta di storia degli Herero, presidente onorario dell'ISIAO e il dottor Roberto Tresoldi, direttore di Namib air, e il console onorario della Namibia in Italia, Petter Johannesen , il suo caro amico, ha partecipato all'importante evento).

Sam Nujoma. Yes. I know him, from Milan.
(Si. lo conosco. Vive a Milano).

Emanuela Scarponi. ...I arrived to Epupa falls, Angola boards on those days and I came back here nowadays. Namibia is well known in my country and my city, Rome, thanks to this cultural initiative.
(Sono arrivata alle Epupa Falls, al confine con l’Angola, in quei giorni e sono tornata qui oggi. La Namibia è molto conosciuta nel mio Paese e nella mia città, Roma, grazie a questa iniziativa culturale).


Emanuela Scarponi. I would like you tell us about your life. Was it difficult for you to make an entire country - Namibia -independent?
(Vorrei che ci parlasse della sua vita. È stato difficile per lei rendere indipendente un intero Paese, la Namibia?).

Sam Nujoma. We had a common purpose: the liberation of our countries, the independence of our countries, so that was the aim objective of the Swapo party. That's why everyone came: everyone wanted to be free; we fought for the common purpose: the freedom. So everyone has the same purpose. And we all are free now.

(Avevamo uno scopo comune: la liberazione dei nostri Paesi, l'indipendenza dei nostri Paesi, quindi questo era l'obiettivo del partito Swapo. Per questo sono venuti tutti: tutti volevano essere liberi; abbiamo combattuto per lo scopo comune: la libertà. Ed ora siamo tutti liberi).

Emanuela Scarponi. But you founded Swapo party, South West African people' s organization, don't you?

(Ma lei ha fondato il partito della Swapo, Organizzazione dei popoli dell’Africa Sudc occidentale?)

Sam Nujoma. Yes, I founded Swapo party. I was elected the leader of Swapo in april 1960, while I was already in exile.

(Si. Sono stato eletto leader della Swapo nell’aprile del 1960, mentre ero già in esilio).

Emanuela Scarponi. You lived in Dar er Salaam, didn't you? (Viveva a Dar er Salam in Tanzania?)

Sam Nujoma. Yes. First I lived in Dar er Salam - Tanzania - then in Lusaka - Zambia, then in Rwanda and Angola before we scored the final victory on the minority white South African apartheid, colonial regime which occupied our country and oppressed our people. The aim and objective of Swapo was first of all to liberate Namibia from colonial oppression and to introduce the democratic system and democratic society, where every citizen would have freedom of movement, freedom of participating, in elections to practice during my election. That was the main aim of Swapo.
Now we are independent. It was difficult.

(Sì. Prima ho vissuto a Dar er Salam - Tanzania - poi a Lusaka - Zambia, poi in Rwanda e in Angola prima di ottenere la vittoria finale sull'apartheid sudafricano di minoranza bianca, regime coloniale che ha occupato il nostro Paese ed ha oppresso il nostro popolo. Lo scopo e l'obiettivo della Swapo era prima di tutto quello di liberare la Namibia dall'oppressione coloniale e di introdurre il sistema democratico e la società democratica, dove ogni cittadino fosse libero di muoversi, di partecipazione alle elezioni durante la mia elezione. Questo era l'obiettivo principale di Swapo.
Ora siamo indipendenti. Fu difficile).
Nel 1989 infatti il Sudafrica accetta il Piano delle Nazione Unite per la Namibia e che avvengano libere elezioni che si svolgono sotto la supervisione delle organizzazione delle Nazioni Unite e l'indipendenza sarà poi proclamata ufficialmente il 21 marzo 1990 con Sam Nujoma eletto Presidente della Repubblica della Namibia restando in carica fino al 2005. Nujoma governò la Namibia per 15 anni esatti, dal 21 marzo 1990 al 21 marzo 2005. Il suo ruolo di "padre della patria" consentì al suo governo di essere solido, duraturo e decisionista. In politica interna, Nujoma cercò una maggiore indipendenza economica, superando la tradizionale sudditanza nei confronti del Sudafrica. Incentivò le già relativamente prospere attività agricole ed industriali, consentendo alla Namibia di diventare uno dei Paesi africani più avanzati e ricchi. Altro elemento importante della politica interna di Nujoma fu la diplomazia e l'equilibrio con cui seppe conciliare le esigenze delle diverse etnie del Paese. Non da ultima la riforma agraria.

Emanuela Scarponi. Which is the aim of the government now?

(Quel è l’obiettivo del Governo oggi?)


Sam Nujoma. Now we are in the second phase.
Now the difficult struggle is for economic independence it is equally difficult.
But we have chosen how to eradicate poverty, disease and ignorance;
these are the three aims we have now:
so our enemy is ignorance. So the first objective is to educate Namibian people and train people.
Namibia is rich country in terms of minerals, diamonds, uranium, copper, zinc, and lead and fish products. Diamonds are exploited as rough diamonds.
Now we are educating and training our people, mostly our young people. First of all we have to establish University of Namibia, with polytecnical institute.
We have a discreet professional training program in order to ensure every Namibian children an education so that when they grow up they will be able to become medical doctors to ensure people's health; engineers, biologists, geologists and many other technical trade people in order to ensure that we eradicate poverty and provide the needs of every Namibian citizen.
So we have to fight poverty, disease and ignorance now in order to eradicate poorness and to provide happiness to everyone in Namibia, to make Namibia a good place to live an happy life.

(Ora siamo nella seconda fase. Ora la difficile lotta per l'indipendenza economica è altrettanto difficile.
Ma abbiamo scelto come sradicare la povertà, la malattia e l'ignoranza; questi sono i tre obiettivi che abbiamo ora: quindi il nostro nemico è l'ignoranza. Quindi il primo obiettivo è educare i namibiani e formare le persone.
La Namibia è un paese ricco in termini di minerali, diamanti, uranio, rame, zinco, piombo e prodotti ittici. I diamanti sono sfruttati come diamanti grezzi.
Ora stiamo educando e formando la nostra gente, soprattutto i nostri giovani. Prima di tutto dobbiamo fondare l'Università della Namibia, con un istituto politecnico.
Abbiamo un discreto programma di formazione professionale per garantire a tutti i bambini namibiani un'istruzione in modo che da grandi possano diventare medici per garantire la salute delle persone; ingegneri, biologi, geologi e molti altri professionisti del settore tecnico al fine di garantire l'eliminazione della povertà e soddisfare i bisogni di ogni cittadino namibiano.
Quindi dobbiamo combattere la povertà, le malattie e l'ignoranza ora per sradicare la povertà e fornire felicità a tutti in Namibia, per rendere la Namibia un buon posto dove vivere una vita felice).

Emanuela Scarponi. What do you think to do to help Himba people?

(Cosa pensate di fare per aiutare il popolo Himba?)

Sam Nujoma. You came here in 1995, 5 years after independence.
If you go to visit them now, you will see they have hospitals, tar roads, and schools for them too of course.
(Sei arrivata in Namibia 5 anni dopo l’indipendenza. Se vai oggi a fare una visita agli Himba, troverai ospedali, strade asfaltate, e scuole ancheper loro naturalmente).

Emanuela Scarponi. When I arrived to Windhoeck in 1995 there was no a black man in town and it looked very strange to me. It did not look like Africa. The first black people I met were Himba at Epupa falls, a long-way on the journey, after passing a crossway in the middle of savanna signed of forbidden crossing the gate: Malarial area.
We passed and we entered the Africa we dreamt and look for.
I asked children about school: they attended school but they did not know for how many years on those days...
But now everything is different. It is very clear.
I am very happy to see this changement.
There are black people in town. I think African people must own their land as everyone.
What you are saying is very important.
I saw great groups of schoolmates along the way now ...and there are more buildings. Windhoek is much bigger.
(Quando sono arrivata a Windhoeck nel 1995 non c'era un uomo di colore in città e mi è sembrato molto strano. Non sembrava l'Africa. I primi neri che ho incontrato sono stati Himba alle cascate Epupa, una lunga strada nel viaggio, dopo aver superato un incrocio, in mezzo alla savana, dove un cartello vietava di oltrepassare il cancello a causa della malaria. Siamo passati e siamo entrati nell'Africa che sognavamo e cercavamo.
Ho chiesto a dei bambini se frequentassero la scuola ma, ad una prima risposta positiva, non seppero indicarmi quanti anni la scuola durasse per loro...
Ma ora è tutto diverso. È molto chiaro.
Sono molto felice di vedere questo cambiamento.
Ci sono persone di colore in città. Penso che gli africani debbano possedere la loro terra come tutti.
Quello che sta dicendo è molto importante.
Ho visto gruppi di compagni di scuola lungo la strada ... e ci sono più edifici. Windhoek è molto più grande).

Sam Nujoma. ... in uniform now....
(in uniforme ora)

Sam Nujoma. 5 years after independence to nowadays 25 years passed away. There has been improvement.
After independence, we concentrated to infrastructures, we built tar roads to Botswana, to Zimbabwe, to Zambia and to Angola. And the extension of the railway-line from North-centre of Namibia to the Angola borders to meet the Angola railways system in order to improve commercial trading among Sad-ac countries. At that time we wanted to head tar roads and railway-line linking from Namibia to South Africa. Now they are all liberal countries. It is very important for us to to trade with them.

(5 anni dall'indipendenza ad oggi sono 25 anni. C'è stato un miglioramento.
Dopo l'indipendenza, ci siamo concentrati sulle infrastrutture, abbiamo costruito strade asfaltate per il Botswana, lo Zimbabwe, lo Zambia e l'Angola. E l'estensione della linea ferroviaria dal Centro-Nord della Namibia ai confini con l'Angola per unirci al sistema ferroviario dell'Angola al fine di migliorare gli scambi commerciali tra i Paesi Sad-ac. A quel tempo l’obiettivo erano le strade asfaltate e le linee ferroviarie che collegassero la Namibia al Sud Africa. Ora sono tutti Paesi liberi. È molto importante per noi commerciare con loro.


Emanuela Scarponi. What about diamonds? I am an Italian woman and I am very interested in diamonds!

(E cosa mi dite dei vostri diamanti? Sono una donna italiana e ne sono molto interessata.).

Sam Nujoma. Yes, of course! We are now exploiting this resource, Namibian Government with De beers, the old mine owner together, are exploiting gems diamonds, but some of the gem diamonds very popular in the world are going to finish, but some particular gem diamonds are still available.

(Sì, naturalmente! Stiamo sfruttando questa risorsa, il governo namibiano con De Beers, il vecchio proprietario della miniera insieme, stanno sfruttando i diamanti, ma alcuni stanno per finire).

Emanuela Scarponi. What about San future? They told me they cannot anymore move from a place to another one because of the land privatization of lands.

(Cosa ne sarà dei San? Mi hanno detto che non possso più spostarsi da un luogo all’altro per via della privatizzazione delle terre).


Sam Nujoma. San people must attend lessons at schools, they have tar roads, hospitals, like everyone.
(I San devono frequentare la scuola, hanno strade asfaltate, opsedali, come tutti.).

Emanuela Scarponi. What about your political system?

(Come è il vostro sistema politico?)

Sam Nujoma. We are a democratic country with 8 parties. Anyhow everybody is democratically expressed.
Did you visit the Parliament?
(Siamo un Paese democratico, con 8 partiti), ognuno dei quali democraticamente espresso. Ha vissitato il Parlamento?)

Emanuela Scarponi. Yes. I visited Parliament, the first African Parliament I was able to visit. They were celebrating the women's day.
What is the condition of women in Namibia?

(Si. È il primo Parlamento africano visitato nel giorno della celebrazione della festa della donna).


Emanuela Scarponi. How many women are in Parliament?

(Quante donne conta il vostro Parlamento?)

Sam Nujoma. We have many now but now we are trying to mobilize more women.
(Vi sono parecchie donne parlamentari, ma ne vogliamo ancora).

How many women are in Italian Parliament?
(Quante donne ci sono nel Parlamento italiano?)

Emanuela Scarponi. Few: 50 on 315 at Senat house.
We have the same problem in Italy too.
(50 su 315. abbiamo lo stesso problema in Italia).

Sam Nujoma. It is a good number 50.
(50 sono un buon numero).

Sam Nujoma. Also students are attending Parliament sessions now. Swapo wants the participation of every citizen to Parliament activity. We instituted the Ministry of gender and quality affairs occupied now by a woman of Himba ethnic group.

(Anche gli studenti stanno frequentando le sessioni del Parlamento. La Swapo vuole la partecipazione di ogni cittadino all'attività del Parlamento. Abbiamo istituito il Ministero per gli affari di genere e di qualità occupato ora da una donna di etnia Himba).

Emanuela Scarponi. I studied Himba society where women are very important.
(Ho studiato la società himba, nella quale le donne rivestono un ruolo importante).

Sam Nujoma. Yes, of course.
(Naturalmente).

Emanuela Scarponi. Thank you very much for this interview that will be published on Silkstreetpress. You will listen about it in the future.
Dear Sam, You will be in my heart all my life.
Thank you very much, indeed and we hope to have a leader as you in Italy!

(Grazie mille per questa intervista che sarà pubblicata su Silkstreetpress. Ne sentirà parlare in futuro.Caro Sam, sarai nel mio cuore per tutta la vita. Grazie mille, davvero e speriamo di avere un leader come te in Italia!
Emanuela Scarponi

 

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03 Gennaio 2020

Il limes africano della Roma antica e la cultura afro-romana rinvenibile nel Museo del Bardo

07-12-2019

                          Il limes africano della Roma antica e la cultura afro-romana rinvenibile nel Museo del Bardo

        Il predominio di Roma su quella che fu denominata «Africa proconsolare» si risolse, almeno agli inizi, in uno sforzo di contenimento militare delle pressioni provenienti dalla Numidia. Lo sviluppo economico dell'Africa romana divenne florido specialmente sotto gli imperatori Flavi e Severi, con la produzione di grano (attorno a Dougga e Ammaedara) e di olio (nei pressi di Hadrumetum), che favorirono la nascita di numerose città, porti e mercati. La stessa Cartagine divenne un porto tanto importante da trasformare la città nel secondo centro urbano dell'impero. Siamo nel corso del III sec. d. C.
      Si sviluppò allora una corrente artistica «afro-romana» - come ho scoperto nel corso del mio viaggio in Tunisia, visitando dapprima il Museo del Bardo di Tunisi, la cui collezione più importante è costituita da un'enorme quantità di mosaici romani del II-IV secolo, tutti di eccezionale fattura e conservazione, che di fatto sono il simbolo del museo stesso. A Tunisi è possibile visitare inoltre le Terme imperiali di Antonino che costituivano uno stabilimento balneare dove gli Afro-Romani coltivavano il gusto della pulizia fisica, dello sport salutare e degli scambi culturali. Tale cultura si affermò in particolare nelle composizioni decorative e nei mosaici che possiamo rinvenire ancora oggi nella maggior parte dei siti archeologici dei Paesi del Nord Africa. In questi luoghi si possono ancora ammirare i resti delle ville romane, adornate da bellissimi mosaici, ben conservati, in mezzo al deserto sabbioso fino al Grande Erg...
       Mano a mano che l'Africa cresceva in opulenza, i suoi predoni si moltiplicavano. E poiché i Berberi e gli altri abitanti dell'interno erano naturalmente attirati dalle città costruite nei deserti dai colonizzatori, fu necessario mandarvi guarnigioni sempre più numerose: ricalcando e allargando una pista punica e prolungandola gradualmente a Ovest fino a Tangeri (Tingi) e a Sud fino a Rabat, gli ingegneri romani gettarono dall'Atlantico al Nilo una strada costiera ininterrotta, lunga 2800 miglia o 4.480 chilometri; a Sud del limes africano c'era il deserto del Sahara, impenetrabile per il suo clima.
In lingua egizia si usava il termine “Desher” per identificare il deserto e analogamente si usava la parola “Desheret” per identificare il colore rosso, a rappresentare l'inospitalità del luogo; di qui il nome deserto.
In questo senso il deserto è stato sempre un ostacolo grande da superare, sin dall'epoca degli Antichi Romani, che non ritennero importante penetrarlo, considerandolo la fine del mondo. La più occidentale delle metropoli del Nord Africa era Volubilis, una città punico-romana - da me visitata - attualmente ricadente nell'odierno Marocco che continuò a svilupparsi nei secoli raggiungendo il suo apogeo sotto i Severi. Tra le altre si annovera Caesarea, oggi un povero villaggio di pescatori a cento miglia all'incirca a Ovest di Algeri.             Mi limito ad annoverare le città esistenti lungo il limes africano:Tingis,Tamouda,AquaeDacicae,Volubilis,Banasa,Tocolsida,Sufasar,Auzia,Zuccabar,CastraNova,Mina,Albulae,Regiae,Tasacora,Mascula,Theveste,Bogha,rHiberna,Tingurtia,Tagremaret,Altava,Pomaria,NumersSyrorum,Tucca,BullaRegia,Cirta,Sicca,Admedara,Sufes,Mactaris,Tipasa,Cuicul,Zoui,Lambaesis,Thelepte,Capsa,Gemellae,Thiges,Tabalati, Thalalati, Mesphe, Cidamus, Carthago, Acholla, HippoRegius, Caesarea, Saldae, Rusadir, Leptis Magna, Oea, Hadrumetum. Esse sono le metropoli allora fiorenti in Nord Africa e di cui ancora oggi è possibile visitare le rovine. Ciò dimostra la grande fioritura della cultura afro-romana, le cui tracce invero vanno via via perdendosi, lasciando al loro posto un pregiudizio stolto e pericoloso sulle genti d'Africa.
     Il limes africano dell'Impero romano si estese per i 4.000 chilometri dall'Oceano Atlantico al Mar Rosso e consistette in una strada militare romana affiancata da fortezze legionarie, forti e fortini, burgi, di cui oggi sono numerosi i resti antichi rinvenuti in varie località; tra questi nell'odierno Marocco è visibile l'avamposto militare romano posizionato più a Sud prima del deserto del Sahara, all'epoca Provincia della Mauretania. Si annoverano i fronti delle Mauretanie, della Fossa Regia, della Numidia, dell'Aurès, di Tripolitanus, della Cirenaica e quello egiziano, che è posizionato ad oltre 1000 chilometri a Sud del Cairo ed il suo percorso da qui fino all' Oceano Atlantico non era per nulla rettilineo.
     Il limes in questione era, a sua volta, composto da numerosi sub-settori, che partivano dalle province occidentali fino a quelle orientali, vedi la fossa regia, visitabile nella attuale Tunisia, risalente al 146 a.C.
     La fossa Regia fu il primo tratto di limes africanus. Rappresentò per almeno un quarantennio il confine meridionale della Provincia romana d'Africa, con fini più che altro amministrativi, piuttosto che militari. Essa fu costruita, al momento della dell'annessione di Scipione Emiliano (nel 146 a.C.), con un semplice fossato. Il limes Mauretania Caesariensis creato dall'imperatore Claudio nell'anno 42 con l'annessione della Provincia romana di Mauretania; il limes della Numidia creato al termine delle guerre giugurtine nel 105 a.C. con l'annessione dei territori della Numidia orientale a quelli della Provincia romana d'Africa.
    Il limes dell'Aures (o fossatum Africae come definito da Jean Baradez), a Sud dell'omonimo massiccio montuoso, si trovava tra quello poco sopra citato di Numidia ed il successivo Tripolitanus; il limes Tripolitanus della omonima regione si estendeva a Sud delle due Sirti; seguono il limes della Cirenaica, creato a partire dall'epoca repubblicana nel 74 a. C. , quando la regione fu annessa. Più tardi (nel 27 a.C.) essa fece parte insieme a Creta di un'unica Provincia; infine, il limes egiziano creato dall'imperatore Augusto nel 30 a.C.. con l'annessione della Provincia romana d'Egitto. Desta scalpore il silenzio di codeste testimonianze storiche ed artistiche, risalenti all'antica cultura afro-romana, le cui radici sono nella nostra stessa città e, a maggior ragione, debbono far parte del nostro retaggio culturale.
Emanuela Scarponi

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07 Dicembre 2019

Cartagine incontra Roma, città eterna


02-12-2019


                                                                                                  CARTAGINE INCONTRA ROMA

           L'Africa deve tornare a crescere: queste le parole di Gilbert F. Houngbo, presidente dell'Ifad, che cita Scipione l'Africano e Cartago: si apre così il primo capitolo di un nuovo libro tutto da scrivere tra Italia ed Africa, in occasione dell'incontro istituzionale che si è tenuto per il secondo anno presso la Farnesina. Di grande rilevanza storico-politica, questo incontro segna le linee-guida del neonato Governo italiano in continuità in realtà con il recente passato, pur con problematiche nuove e diverse da affrontare.
            L’Africa è in continua evoluzione e le movimentazioni dei migranti ne sono la diretta conseguenza. Quindi il problema si deve affrontare superando le differenze culturali e cavalcando a ritroso le onde del Mare Mediterraneo per disegnare assieme ai Paesi che in particolare si affacciano sul Mar Mediterraneo i processi politici, culturali e di promozione allo sviluppo in corso, che vedono il nostro Paese attore di primo piano, soprattutto per la sua posizione geografica e geopolitica.
Nel corso degli interventi si è ovviamente affrontato il problema del traffico illecito di esseri umani che si consuma nel Mare Nostrum, e che avviene contro ogni rispetto per gli inviolabili diritti dell’uomo. Ed è là che bisogna intervenire per combattere questa piaga. Le modalità sono tutte da decidere ma dalla condivisione dei problemi - auspicata dal presidente del Consiglio, Conte, che lo ha ribadito più volte - si giungerà ad una soluzione. Sulle orme quindi della I conferenza Italia-Africa salutata da Mario Giro, la tradizione prosegue.
         Si riportano i fatti ed i passi avanti che l'Italia sta facendo in Africa e con l'Africa. A tal fine, e per amore di verità, la conferenza è stata trasmessa in diretta radiofonica.
        Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha aperto i lavori di questa seconda "Conferenza ministeriale Italia-Africa" che vede riuniti a Roma le delegazioni (oltre 50) di Paesi africani, i vertici dell'Unione Africana e i rappresentanti delle principali organizzazioni internazionali. Egli ribadisce che i lavori di questa Conferenza si svilupperanno, dunque, nel segno della continuità del nostro impegno, intensificatosi in misura significativa in questi anni.
Seguono gli interventi del ministro degli affari esteri, Enzo Moavero Milanesi, il quale ribadisce l'importanza di cooperazione tra Italia e Africa, in linea con la politica estera italiana in Africa del Governo precedente. Sono presenti 46 Paesi africani ed anche i Capi africani parlano dell’opportunità di garantire un rapporto istituzionale tra Italia ed Africa al fine di promuovere lo sviluppo culturale, economico ed industriale grazie alla cooperazione allo sviluppo, anche per risolvere il problema della immigrazione clandestina.
Il ministro Moavero invece si propone di dare ampio spazio alla economia italiana nel continente, mettendo a disposizione le forze imprenditoriali e scientifiche del nostro Paese e dell'Europa. Parla anche dell'elemento culturale, come strumento indispensabile per parlare al cuore delle persone. La ricchezza culturale del continente africano è tale che la si può condividere con la ricchezza culturale italiana. Il suo auspicio è pertanto quello di conoscersi meglio. L'intervento di Emanuela Del Re, viceministro, deputato agli affari esteri e alla cooperazione della Repubblica italiana, ha espresso l'opportunità di "creare un rapporto di amicizia" tra i popoli italiano e africano, ricordando i molteplici scrittori africani quale tra gli altri il Premio Nobel Wole Soyinka e lo scrittore Chinua Achebe che hanno fatto grande l'Africa; per parlare poi dei Paesi che hanno raggiunto la libertà e l'indipendenza dal 1960 ad oggi.
        Si parla del Sud Africa e la fine dell'apartheid e l'avvento di Nelson Mandela a Presidente, ricordato più volte, di cui quest’anno si festeggia il centenario della nascita; parla ancora della Namibia che ha raggiunto la sua indipendenza dal Sud Africa nel 1990, con il grande Sam Nuyoma, dando così fine all'apartheid proprio in quegli anni. Ricorda infine il progetto Erasmus da effettuare in Italia per gli studenti africani, progetto da concretizzare entro il 2020.

di Emanuela Scarponi

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02 Dicembre 2019

Cinema e libri di Emanuela Scarponi

21-11-2019

                                                         Rassegna “cinema e libri” e l'Isola Tiberina


     L’Art Culture Festival Cinema&Libri, ideato da Giovanni Fabiano (editore) e Maria Castaldo (scrittrice e attrice), si inserisce nel quadro artistico dell'Isola del cinema, il cui direttore artistico è Giorgio Ginori. L’evento si svolge a Roma ogni estate da 25 anni nella location d’eccezione dell’Isola Tiberina nell'ambito dell'Estate Romana, celebre manifestazione culturale organizzata dal Comune di Roma in diversi luoghi monumentali della capitale a partire dal 1977, sotto la guida dell'architetto Renato Nicolini, all'epoca assessore alla cultura, fino ad oggi.
      Quasi a ricordare “l'isola che non c'è” di Edoardo Bennato, l'Isola Tiberina diviene punto di incontro di varie forme d'arte: visiva innanzitutto, ma anche letteraria e fotografica. Situata al centro della città, l'isola del fiume Tevere è raggiungibile a piedi dal Lungo Tevere alberato.
      Tra i progetti dell’ACF Cinema&Libri segnaliamo “Ce la siamo cercata”, rassegna dedicata al mondo femminile, curata da Maria Castaldo, e “Fuori dal buio, la mafia non è luce” una serie di incontri per discutere su quanto male fanno al nostro paese le mafie.
Nell’edizione autunnale, dell’ACF Cinema&Libri, che si svolge nel teatro del Trionfo di Cartoceto in provincia di Pesaro e Urbino, l’ospite d'onore è stata Maria Badalamenti, divenuta scrittrice pubblicando il libro: Sono nata Badalamenti. A presentarla due personaggi di spicco del mondo del giornalismo, Paolo Di Giannantonio del TG1 e Giommaria Monti, autore della trasmissione Carta Bianca su Rai3 e del libro Falcone e Borsellino: 10 anni di solitudine che raccoglie testimonianze importanti (tra le quali quelle di Ajala, la sorella di Falcone e la moglie di Borsellino) e un CD con le musiche del maestro Stefano Fonzi e brani letti da Luca Ward e Fabiana Sera. La prefazione del libro è a cura del giornalista Franco di Mare.
      L’ACF Cinema&Libri ha l’obiettivo di coniugare la letteratura con il mondo cinematografico. All’Isola si incontrano libri, cinema e foto.
     In questa occasione viene presentata la mostra multimediale“Kathmandu, la valle incantata”, di Maria Paola Santopinto, costituita da un réportage che interpreta, attraverso il resoconto di viaggio, le caratteristiche dei popoli e delle civiltà incontrate, e proiettato il documentario proiettato sull'austera Isola Tiberina, che dà una visione completa di questo Paese e dei costumi. È un modo diverso di interpretare il senso della conoscenza museale. Una mostra multimediale permette infatti di percepire maggiormente varie sfaccettature di una realtà, utilizzando tipologie diverse non solo tramite le parole scritte, ma anche con film e fotografie.
Il suono della campana tibetana chiude la serata, quasi a ripetere le tecniche di meditazione degli antichi popoli nepalesi e tibetani, che oggi vengono utilizzate in Occidente e si ispirano invero alle tradizioni ed alle culture buddhiste praticate quotidianamente da 2.000 anni, da queste persone, in modo molto semplice e naturale.

Emanuela Scarponi

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21 Novembre 2019

Vinoforum di Roma

  20-11-2019

                                                                                        Vinoforum
      I maggiori rappresentanti del panorama enologico d’Italia e del mondo si riuniscono a Roma per assaggi, esposizioni e nuove scoperte. La Francia, con le più importanti aziende dello champagne del Paese, la Germania, il Regno Unito e l’Austria, ma anche gli Stati Uniti e persino i Paesi Caraibici sono tra gli espositori tradizionali del Vinoforum a Roma.
     Il panorama delle etichette italiane sarà, ovviamente, molto più capillare: nomi da ogni Regione della penisola, ma anche produttori eccelsi di olio, liquori e distillati, insieme a operatori dell’import-export e ad alcune selezioni gastronomiche. L’aspetto più interessante dell’evento? Che con il biglietto d’ingresso si ha diritto a ben 10 degustazioni tra gli stand del villaggio. Ed inoltre, previa prenotazione, sarà possibile accedere a degustazioni guidate di whisky, vini speciali e oli.
Ogni sera alle ore 21 c’è la possibilità di gustare piatti di maestri pizzaioli e chef stellati abbinati durante le “Cene a 4 mani”: 3 o 4 portate arricchite da altrettanti vini, preparate da un pizzaiolo e da uno chef in collaborazione. Cosa volere di più? In alternativa, provate “Cucine a vista”, in cui chef di fama internazionale vi proporranno i loro migliori piatti in abbinamento a celebri champagne. E se volete cenare in allegria con musica di sottofondo, Vinoforum propone “The night dinner”.
Mentre visitiamo i vari padiglioni e cominciamo a degustare i vini del mondo tanto da annebbiarci la vista, c'imbattiamo inaspettatamente nel padiglione dei vini sudafricani.... mi sono venuti in mente subito i vigneti di Stellenbosch vicino a Città del Capo, che appaiono da lontano come infinite macchie verdi intervallate da viottoli verde scuro, sparse sulle colline attorno a Città del Capo, dove hanno messo radice molti Sudafricani bianchi e neri, dediti a coltivare le varie tipologie di uva, esistente nel vecchio continente. Stellenbosch è la regione più celebre del Sud Africa: possiede il maggior numero di produttori in termini di produzione qualitativa.
Rappresenta la zona per eccellenza dei rossi prodotti: da Shiraz, Cabernet Sauvignon, Cabernet franc e Pinotage, un incrocio tra Pinot nero e Cinsault, creato dalla Facoltà di Enologia della regione.
     Il clima di tipo mediterraneo favorisce la coltivazione della vite. Oggi la superficie vitata copre 102 mila ettari, con 66 cooperative, 484 cantine e 17 rivenditori. I vitigni più diffusi sono Chenin blanc e Colombard per i bianchi, e Cabernet Sauvignon e Shiraz per quelli a bacca rossa. Difatti il clima di quella area del Sudafrica è identico al nostro, che produce la cosiddetta “macchia mediterranea”, come quella che possiamo ammirare in piccolo presso la nostra spiaggia romana di Castelporziano, Parco naturale presidenziale, che quindi è riuscita a sopravvivere alle intemperie degli uomini.
    Oggi il Sud africa risulta essere grandissimo ed importantissimo produttore ed esportatore di vini pregiati in tutto il mondo.
Quindi, come Paese all'avanguardia tra tutti gli altri del continente africano, si presenta al Vinoforum di Roma ogni anno, a promuovere i suoi pregiati prodotti nel suo originale padiglione, caratterizzato sia dalla particolare scultura artigianale di donna africana stilizzata in costume tipico sudafricano sia dalla bandiera del Sud Africa che ancora conservo come souvenir.

Emanuela Scarponi

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20 Novembre 2019

La funzione dell'artista nell'Africa odierna dalle parole di Wole Soyinka


18-11-2019

                        La funzione dell'artista nell'Africa odierna: dalle parole di Wole Soyinka

    Lasciata la Nigeria nei primi mesi del '67, per recarsi in Europa, Wole Soyinka rivive attraverso il filtro dell'esule quei momenti drammatici, componendo alcune poesie, che saranno poi comprese nella sezione "October 1966" della raccolta Idanre and Other Poems (1967). Opere poetiche quali "Massacro", "Harvest of Hate", "Malediction" e "Civilian Soldier" riflettono nelle immagini di sangue e di morte, pur risolte all'interno di schemi mitici universalizzanti, l'inanità della lotta e l'atrofia della mente umana: I borrow seasons of an alien land in brotherhood of ill, pride of race around me, strewn in sunlit shards. borrow alien lands to stay the season of a mind.
    Nel febbraio dello stesso anno - il 1967 - Soyinka partecipa alla conferenza letteraria di Stoccolma; in questa sede egli esprime, sulla scia degli eventi che lo hanno visto direttamente coinvolto, il suo dissenso per la guerra e l'anarchia. Inoltre, in una lucidissima analisi condotta con spietata onestà, egli analizza il ruolo dello scrittore africano nel contesto di una realtà storica di disillusione:“The third stage, the stage at which we find ourselves is the stage of disillusionement, and it is this which promts an honest examination of what has been the failure of the African writer, as a writer. The African writer has done nothing to indicate that this awful collapse has taken place. For he has been generally without vision (…). Reality was ignored by the writer and resigned to the new visionary, the polititian. The African writer needs an urgent release from the fascination of the past. Of course the past exists now, this moment, it is co-existent in present awareness. It clarifies the present, and explains the future, "but it is not a flashpot for escapist indulgence, and it is vitally dependent on the sensibility that recalls it (...). The artist has always functioned in African society as the record of experience of his society and as the voice of vision in his own time. It is time for him to respond to this essence of himself.”. SOYINKA, Wole, "The writer in a Modem African State" in TRANSITION, 1° giugno 1967, Uppsala Scandinavian Institute of African Studies" 1968.
     “Lo scrittore africano non ha fatto nulla per rivendicare la propria esistenza, nulla per indicare che questo terribile crollo ha avuto luogo. Poiché generalmente egli é stato privo di visione (...). La realtà, la sempre presente realtà, è stata ignorata dallo scrittore e rimessa al nuovo visionario, all'uomo politico. Lo scrittore africano ha bisogno di un’urgente liberazione dal fascino del passato. Naturalmente il passato esiste ora, in questo momento, e la coscienza africana reale stabilisce che il passato esiste ora, ed è coesistente nella consapevolezza del presente. Esso chiarisce il presente e spiega il futuro, ma non è luogo per una facile evasione e dipende vitalmente dalla sensibilità di chi lo ricorda...). L'artista ha sempre svolto nella società africana il ruolo di colui che registra l'esperienza della sua società ed è la voce della visione in tempo reale. E' tempo che l'artista risponda a quella che è la sua stessa essenza”.
     In questo discorso, Soyinka manifesta tutta la sua disillusione e la sua critica verso quelle forme di pseudo-cultura nera che si rifanno, in modo acritico, ad un passato lontano ed il cui risultato, nostalgico ed accademico, è del tutto estraneo alle vicende attuali della storia africana.
Per Soyinka, infatti, la ricerca delle proprie radici culturali non significa un ritorno pedissequo all'antico, ma costituisce piuttosto un mezzo per interpretare il presente e soprattutto per interrogare il futuro. La rivalutazione delle tradizioni serve quindi a "chiarificare il presente ed a spiegare il futuro", rifacendosi al tema fondamentale della religione yoruba, dove si ritrova la convivenza contemporanea della condizione passata, presente e futura. Partendo da tale interpretazione della vita, Soyinka tenta di riscattare la posizione dell'artista, considerato non come "tecnico" dell'arte, ma come interprete e vate, profeta del suo mondo. Da notare, a vent'anni di distanza, l'attualità di questo discorso anche per la cultura occidentale, avviata ormai ad un mero revanscismo pervaso da una prodigiosa modernità, tecnologica, ma concettualmente povera e priva di qualsiasi valore universale.
Emanuela Scarponi

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18 Novembre 2019

Recensione di "Corpi, numeri e distanze"

 

15-11-2019

                                                                                  Recensione di “Corpi, numeri, distanze” di Gaia Spera
"Corpi, numeri e distanze" di Gaia Spera nasce come testo teatrale ed è fonte di ispirazione dell'opera "Il qui e l'oltre" già messa in scena al Teatro Trastevere di Roma nell’ambito della Rassegna EXIT e promossa da Fed.It.Art, con la drammaturgia e regia di Emilio Genazzini ed interpretato da Francesca Tranfo.
I personaggi principali sono Bashaar, giovane africano che lascia il suo villaggio e morirà in mare; sua madre, il tenente che tenta il salvataggio in mare, Ashia,sua sorella, che racconterà la realtà dei centri di accoglienza in Italia e Coscienza, che è la stessa Gaia che si fa personaggio; il tutto intervallato da alcune ninna nanne africane di grande splendore, tramandante oralmente da padre in figlio, riprese dalla cosiddetta tradizione orale africana, e da alcune poesie dell'autrice.
Il tema trattato è la tragedia che si consuma ormai quasi quotidianamente nelle acque del Mar Mediterraneo tra la sponda africana e quella europea che fanno da palcoscenico del teatro umano.
I corpi sono quelli dei poveri migranti, i numeri quelli dei cadaveri annegati nel mare nel primo naufragio avvenuto nella notte del 3 ottobre 2013 cui il testo si ispira, come spiega la stessa autrice in una intervista; le distanze sono quelle che ci dividono dall'Africa: le chete acque del Mare Nostrum conosciuto sin dall'antichità divengono nel mezzo della rappresentazione teatrale della vita umana, letto di morte, per una moltitudine inesatta di esseri umani che provano ad attraversarle su mezzi di fortuna, nella speranza di una vita migliore.
In questo nostro piccolo grande Mare si rispecchiano le due facce opposte dell'Uomo che Gaia vuole far incontrare: sulla sponda europea vive l'uomo ricco, bianco, occidentale, che trascorre il tempo a scurirsi la pelle sotto i raggi del sole ed a lasciare il superfluo, frutto del consumismo, sulle splendide spiagge delle coste della Sicilia, delle isole greche, di Malta e Cipro, culla dell'uomo sin dall'era paleolitica e culla delle civiltà mediterranee, oggi ultimo avamposto occidentale.
Sulla sponda africana del Mare Nostrum vive l'uomo povero, nero, africano, intento a pensare alla sola sopravvivenza, mentre si protegge dai raggi cocenti del sole africano, coprendosi il capo ed il corpo, indossando scarpe da ginnastica impolverate ai piedi quando è fortunato, dimenticate da qualche turista, per proteggersi dalla sabbia del deserto che avanza...
Ma la globalizzazione arriva pure nella polvere della sabbia: internet mostra il mondo occidentale come fosse un miraggio del deserto e gli africani sognando ad occhi aperti partono, inconsapevoli di quanto accadrà loro...
Gaia Spera, dal nome estremamente significativo, si spinge nel cuore della tragedia umana e lo fa suo, immedesimandosi nei vari personaggi, recitandone le parti, esprimendone i sentimenti, la disperazione e la sua sensibilità si fa, di quando in quando, poesia; dalla Sicilia Gaia cavalca le onde del mare a ritroso e viaggia verso l'Africa nella speranza di incontrare vivi i suoi fratelli, nella speranza di salvarli, davvero, questa volta, per sempre dal mare in burrasca, da morte certa.
Ignari di ciò che potrà loro succedere, infatti, giovani uomini e donne in attesa di bambini abbandonano i loro luoghi di nascita, spesso dilaniati dalle guerre oltre che dalla fame e dalla sete, si avventurano disperati su barconi fatiscenti, inconsapevoli di cosa sia il mare, nella speranza di approdare finalmente in terre sicure e ricche. Ma i pochi fortunati che riescono ad approdare dall'altra parte trovano i centri di accoglienza gremiti, dove sono costretti a vivere in attesa di tornare indietro perché non c'è posto per loro in Europa.
Ormai tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo dal Medio-Oriente all'Africa sono interessati a questo fenomeno migratorio, ormai un esodo biblico di persone che fuggono oltre che dalla fame e dalla sete, anche dalle guerre di religione.
I focolai delle guerre sono sempre più numerosi; gli incidenti si stanno moltiplicando e, giorno dopo giorno, il fenomeno del terrorismo è sempre più vicino alle nostre case. Prima ci rendiamo conto di quanto sta accadendo, prima riusciremo a porre rimedio a questo genocidio, tendendo la mano ai nostri fratelli più poveri e derelitti - dice Gaia - tendendo loro la mano sulle acque del mare....

Emanuela Scarponi

 

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15 Novembre 2019

Intervista a Roberto Zanda


 25-10-2019

                                                                               INTERVISTA A ROBERTO ZANDA

 


SCARPONI. Buongiorno, Roberto. Sono venuta a sapere del tuo progetto di attraversare il deserto del Namib e, poiché ho scritto un libro sulla Namibia, da qui il mio interesse per il tuo progetto. Vorrei chiederti innanzitutto che cos'è per te lo sport.

ZANDA. Lo sport è vita, lo sport è salute, lo sport è aggregazione, lo sport è tante cose. Senza lo sport penso che uno non riesca ad assaporare bene il concetto di vita: lo sport per me è stato anche un riscatto verso la vita perché provengo da un quartiere povero di Cagliari, sono il settimo di nove figli e dunque ho vissuto la mia infanzia all'interno di un collegio e non con i miei genitori ma l'ho vissuta. Dunque per me è stato anche un riscatto appunto orientato verso quella che è stata la mancanza di una famiglia e tanto altro. Sarebbe lungo da spiegare, però lo sport per me è stato veramente un mezzo di aggregazione: vuol dire avere dei compagni, perché provengo anche dal Triathlon - sono anche presidente di una società di Triathlon Survival - e dunque vuol dire compagni vuol dire amicizie e tante altre cose; mentre quand'ero piccolo un po' ho sofferto questa mancanza di compagnia.

SCARPONI. Qual è l'esperienza più bella che hai provato nella tua vita facendo il corridore?

ZANDA. Se parli delle maratone di esperienze bellissime ne ho fatte tantissime, ma quella che ricordo meglio e che mi è dentro il cuore è il deserto del Niger, quando si poteva andare perché adesso è un po' pericoloso. Ricordo benissimo queste carovane di Tuareg, carovane composte da 50-60 cammelli che attraversavano il deserto per 600 km, per andare a prendere il sale e poi rivenderlo al mercato. Questa era una gara, un'ultramaratona, un non-stop di 600 km che ho fatto nel 2006.
Poi ricordo benissimo anche la notte in cui con i Tuareg facemmo il campo e io me ne stavo un po' lontano per motivi di sicurezza; però è stata un'esperienza bellissima e affascinante, a parte il deserto, incontrare questi famosi uomini dagli occhi blu.

SCARPONI. Hai attraversato altri deserti?

ZANDA. Sì, ho attraversato molti deserti. Ho attraversato il Marocco, l'Oman, l'Australia, l'Arizona, diciamo che ho toccato tutti e cinque i continenti. Ho attraversato il deserto dell'Iran; insomma li ho attraversati quasi tutti.


SCARPONI. Adesso quindi ti avvicinerai al deserto più antico del mondo.

ZANDA. Sì, mi avvicinerò al deserto della Namibia con una condizione fisica diversa ormai, come sai benissimo, avendo io due protesi al posto delle gambe e senza mani. Dunque sarà una grandissima esperienza per me, ma soprattutto anche per tutte le persone che hanno dei problemi come ce li ho io, ma che poi sono problemi che io non considero tali. Mi considero una persona abbastanza normale, però è forse la prima volta che una persona diversamente abile potrà fare una gara in autosufficienza alimentare di 250 km nel deserto forse più affascinante del mondo, che è quello della Namibia.
È sempre stato il mio sogno. Adesso mi si potrebbe dire che sono un pazzo, perché in queste condizioni fisiche sarebbe difficile farlo, ma ho fiducia nei miei mezzi, ho fiducia nella mia testa, ho fiducia nella tecnologia e penso senz'altro di riuscire a percorrere questo bellissimo deserto, anche con il supporto dell'organizzazione che mette a disposizione lo staff.

SCARPONI. E quale sarebbe questa organizzazione?

ZANDA. Racing the Planet. La trovate anche su internet.

SCARPONI. Da parte nostra intanto ti chiediamo di fare una foto con la nostra maglietta e poi speriamo di averti come nostro ospite d’onore nei primi giorni di settembre in occasione della presentazione del mio libro sulla Namibia alla presenza del Console di Namibia, che ha scritto un libro sull'Africa australe sulle tracce del suo avo Amundsen, l'esploratore dell’Artico. Hai scritto un libro sulla tua vita, parlamene.

ZANDA. Sì, il libro tratta la storia della mia vita dall'infanzia fino alla “tragedia” ormai famosa. Sono ancora vivo e dunque contentissimo e soddisfatto di aver portato a casa la pelle, come si suol dire, perché anche vivere in queste condizioni è bellissimo.

SCARPONI. Che cosa hai provato in quella giornata in cui ti sei perso nei ghiacci a 50° sotto zero?

ZANDA. Ho provato delle emozioni fortissime e difficili da spiegare ad una persona. E’ stata un'esperienza, non dico neanche traumatica, lì ho toccato con mano la morte perché l'ho vissuta e mi è stata compagna per tutta la notte e per tutta la giornata successiva sino alle 15 perché nelle condizioni in cui ero, scalzo e senza guanti, sapevo benissimo che se avessi avuto fortuna avrei perso gambe e piedi; altrimenti avrei perso proprio la vita, come dicono i medici che dicevano che al mio posto - nove su dieci - sarebbero morti. Forse tutto quello che mi sono portato sin dall'infanzia, la mia preparazione mentale e fisica mi hanno portato ad uscire da questo dramma.

SCARPONI. Che cosa pensi di trovare nel deserto del Namib oltre ad incontrare i bushmen invece?

ZANDA. Intanto voglio trovare molta serenità, quella che mi dà il deserto e molta pace. È sempre una scoperta all'interno di me stesso. Poi io amo i silenzi e dunque per me sarà un'esperienza che mi riporterà ai sogni che ho sempre desiderato, perché lì sognerò tantissimo, avrò tanto tempo per sognare e soprattutto per ritornare un po' indietro e ripercorrere la mia vita sin dall'infanzia. Sarà un bel viaggiare!

SCARPONI. Quale è il percorso?

ZANDA. Quello ancora devo deciderlo insieme all'organizzazione. Ancora non ho visionato bene le carte. Ho fatto solo la prescrizione e dunque adesso comincerò ad informarmi bene su quelli che sono i percorsi e poi, al limite, ti farò sapere bene qual sarà il percorso.

SCARPONI. Io sono stata fino alla prima oasi del deserto del Namib ed è stato meraviglioso perché c'era un silenzio incredibile e camminare all'alba tra la sabbia è bellissimo, si sente il proprio respiro ovattato all'interno di un mondo sconosciuto e silenzioso.

ZANDA. È quello che cercherò di riprovare, perché l'ho provato in quasi tutti i deserti.

SCARPONI. Il deserto del Namib è unico al mondo perché le sue dune arrivano sino al mare.

ZANDA. Sì, è vero! Sono sempre stato affascinato da quel deserto e purtroppo per questioni di sponsorizzazione non l'ho potuto fare e questa volta, anche in termini di sponsor che mi ci porteranno per questa gara, sarà veramente emozionante.
Cercherò di tenermi sempre in contatto con te anche per avere qualche info sul deserto.

SCARPONI. Molto volentieri. Se potremo, cercheremo pure di essere presenti in qualche modo, perché abbiamo parecchi corrispondenti in Namibia. Se posso vengo anch'io perché il deserto del Namib è meraviglioso. Esso ospita i Boscimani che probabilmente costituiscono la popolazione più antica del mondo, anche se non lo si può dire con certezza. Se hai fortuna li incontrerai: mi piacerebbe sapere quali emozioni proverai, perché io sono rimasta positivamente colpita e per poco non svenivo dall'emozione.

ZANDA. Ti invidio perché l'hai già provata e mi auguro di provarla anch'io.

SCARPONI. Ho faticato già ad arrivare sulle prime dune.

ZANDA. Pensa un po' che io ci dovrò arrivare con due protesi al posto delle gambe, con delle ghette che mi proteggeranno le protesi che sono di alta tecnologia per la sabbia; però intanto mi allenerò qui in Sardegna sulle dune più alte d'Europa nella zona di Piscinas. Dunque mi allenerò lì dove veramente tasterò le mie nuove protesi, che lo sponsor mi offrirà.

SCARPONI. Queste protesi quindi funzionano molto bene sulla sabbia morbida?

ZANDA. Sì, funzionano bene! Io, con queste protesi, che ho da circa due mesi e mezzo (forse sono io che sono un miracolo, sono testardo e avevo voglia di rimettermi in gioco) mi trovo benissimo, cammino benissimo e non appena i monconi saranno definitivi cambierò l'invaso e potrò anche correre. queste protesi hanno una specie di calzettone e silicone che le tiene ferme al quadricipite.

SCARPONI. Quando pensi di poter fare quest'esperienza nuova nel deserto del Namib?

ZANDA. In aprile prossimo e dunque non ho molto tempo per prepararmi. Adesso sto cominciando a camminare, perché è importante che riprenda il funzionamento delle articolazioni e soprattutto del quadricipite, dei glutei e di altri muscoli che mi servono per la corsa. Mi sto allenando qui alla spiaggia del Poetto; sto facendo anche un po' di allenamento sulla sabbia; sto percorrendo circa 10 km al giorno. Quando avrò un'autonomia di circa 40 km giornalieri vorrà dire che sarò pronto per la Namibia.

SCARPONI. Sai che il deserto del Namib cambia continuamente aspetto perché il vento trasporta i granelli di sabbia?

ZANDA. Non lo sapevo questo, ma mi affascina quello che mi stai dicendo.

SCARPONI. Cambia anche colore da un momento all'altro.
Ho realizzato un documentario che ti manderò non appena sarà pronto con immagini del deserto del Namib in cui si può persino sentire il vento del deserto. Ne ho realizzato un altro sui Boscimani e sulle meravigliose popolazioni locali. Le Himba sono bellissime! Speriamo di averti a settembre all'Isola Tiberina con il tuo libro.

ZANDA. Speriamo di fare questa bellissima sorpresa. La mia è una vita molto intensa, non è un libricino da quattro pagine, perché ho tante di quelle esperienze di vita che veramente il giornalista che mi ha seguito è affascinato da tutto quello che gli ho raccontato della mia storia.

SCARPONI. Sei un eroe oltretutto, oltre che un grande sportivo.

ZANDA. Eroe no! Sono una persona normale che una notte ha dovuto combattere contro la morte per sopravvivere e penso che altre persone l'avrebbero fatto. Tra l'altro sono sardo e i sardi sono molto cocciuti. Rappresento un popolo, la mia Nazione e dunque quella notte ho pensato tanto anche agli amici che erano qui in Sardegna che mi seguivano in continuazione. C'è stato un momento in cui mi stavo lasciando andare e poi c'è stato uno scatto, non so cosa mi sia scattato in testa, ma anche scalzo mi sono alzato e ho cominciato a girare tutta la notte per restare possibilmente vivo. Non ci speravo perché neanche ci pensavo; pensavo solo a muovermi perché ero un po' fuori di testa, però l'indomani ho realizzato che forse sarebbe stato bello vivere, che poi è quello che è successo, e nonostante mi manchino i piedi e le mani sono contentissimo di essere vivo e felicissimo. Mi godo la vita giorno per giorno ed è un insegnamento che voglio dare a tutti e che sto dando qui in Sardegna a tutte le persone che giornalmente mi fermano e vedendo me si rincuorano. Magari qualcuno ha dei problemi e qualcuno è riuscito anche a risolverli, seguendo la mia storia.

SCARPONI. Penso che la tua vita sia un esempio di grande uomo italiano che non si ferma mai di fronte a nessun ostacolo.

ZANDA. Non lo so, però vedo che tante persone veramente mi hanno mandato migliaia di messaggi. Alcune persone mi hanno raccontato di aver risolto i loro problemi seguendo la mia storia e prendendo ad esempio quello che ho fatto io per sopravvivere. Dunque questo mi riempie di gioia e quando sento queste persone dico tra me che ne è valsa la pena combattere la notte ed essere vivo in questo momento.

SCARPONI. Sei stato, oltre che coraggioso, veramente anche forte di carattere e non ti sei lasciato andare mai, neanche nei momenti più difficili e per questo sei un eroe.

ZANDA. Ho sempre combattuto.

SCARPONI. Poi conoscerai Petter Johannesen, che è il Console onorario di Namibia e che è il nipote di Amundsen, un esploratore anche lui. Purtroppo la sua vita è finita sull'Artico.

ZANDA. Sì, conosco la storia! Sarà veramente una bella esperienza.

SCARPONI. Ti ritroverai tra persone che amano oltrepassare i limiti.

ZANDA. Ci sono anche persone che tutto sommato stanno lì a criticare l'operato di noi atleti, perché alcuni dicono “Ma chi te l'ha fatto fare, forse era meglio che ti fermassi” e così via del genere. Ci sono tanti alpinisti che sono morti cercando di arrivare in cima; tanti atleti, paracadutisti che conosco e che sono morti portando avanti la loro idea dello sport, il loro piacere di fare sport a modo loro. E questo è il mio approccio verso le maratone e verso il Canada, esperienze del freddo. È un approccio che ho sempre desiderato avere. È andata come è andata, però in tutto questo il freddo mi ha, sì, sconfitto ma in parte ho vinto anche il freddo, restando vivo.

SCARPONI. Riceverai il mio libro che domani ti spedisco insieme alla maglietta, perché l'indirizzo tuo me l'ha dato Giovanna.

ZANDA. Mia moglie, sì!

SCARPONI. Sì. Nel mio libro alla fine troverai una frase che riguarda gli uomini in generale e dice che proprio, anche nel mio piccolo, scrivo per arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima. I miei libri terminano sempre con questa stessa frase, che è esattamente quello che spinge ognuno ad arrivare ad un ulteriore supplemento di conoscenza della vita.

ZANDA. Va bene, aspetterò il tuo libro e sono veramente curioso di leggerlo.

SCARPONI. Ci manda la foto con la tua maglietta?

ZANDA. È il minimo che possa fare. Lo faremo senz'altro dalla Spiaggia del Poetto e sarà molto bello farla.

SCARPONI. Grazie e ci sentiamo presto.

ZANDA. Un abbraccio. Ciao!

Emanuela Scarponi

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25 Ottobre 2019

Boko Haram e la Nigeria di oggi



 15-09-2019

                                                                                             Boko Haram e la Nigeria di oggi


   In Nigeria, il più popoloso Paese d’Africa, le elezioni legislative e presidenziali sono occasione ormai quasi quotidianamente di assalti dei fondamentalisti islamici nel Nord-Est. Il capo di Stato uscente Goodluck Jonathan, cristiano del Sud, si è ricandidato. L’opposizione appoggia il musulmano del Nord Muhammadu Buhari, già al potere in Nigeria negli anni ’80 durante la dittatura dei militari.
    L'analisi di questi Paesi dunque non può prescindere dunque da una visione politico-religiosa. Questo intreccio tra la storia moderna degli Stati africani a Nord ed a Sud del Sahara, scritta dagli Occidentali segnando confini decisi su mappe geografiche che non hanno mai tenuto conto delle differenti etnie, lingue, culture e tradizioni, rendono l'Africa un continente in via di sviluppo sempre a rischio endemico di guerre, spesso silenti, tra etnie locali, rivolte, esodi per la fame e la povertà, finanziate da gruppi di potere esterni, di volta in volta differenti. Non si possono pertanto affrontare separatamente problematiche concernenti Paesi a Nord ed a Sud del Sahara, strettamente interconnessi con i Paesi del vicino Medio Oriente.
    La religione animista è tutt'oggi praticata in ogni parte del continente africano, ma si devono considerare come attori protagonisti religiosi i numerosi focolai islamici che hanno attecchito un po' ovunque in questo continente ed il cristianesimo che, introdotto dal colonialismo europeo, ne ha frenato lo sviluppo, ponendosi pertanto in contrasto anche dal punto di vista politico con le popolazioni di religione islamica.
    La Nigeria, ufficialmente Repubblica Federale della Nigeria, è un Paese dell'Africa occidentale, il più popoloso del continente. Confina con il Benin ad Ovest, il Ciad e il Camerun ad Est, il Niger a Nord e a Sud si affaccia sull'Oceano atlantico nel Golfo di Guinea. Comprende 36 Stati. Il territorio nigeriano è abitato sin dal 9000 a.C e ne sono testimonianza i numerosi e meravigliosi manufatti giacenti oggi nei musei.
Dal punto di vista religioso la popolazione si divide quasi perfettamente tra cristiani e musulmani. Conta 923.768 chilometri quadrati e 160.423.182 di persone. Stato più popoloso dell'Africa, in Nigeria abita approssimativamente un quinto della popolazione dell'Africa intera. Nonostante meno del 25 per cento dei Nigeriani viva in un'area urbana, all'incirca 24 città hanno più di 100.000 abitanti.
    La grande varietà di lingue, costumi e tradizioni tra i 250 gruppi etnici nigeriani danno al Paese una ricca diversità. Il gruppo etnico dominante nel Nord è quello degli Hausa-Fulani, la maggioranza dei quali è di religione islamica.

     Dal 1999 la questione religiosa diventa proprio strumento di violenza interreligiosa in Nigeria e vede contrapposti milizie di fanatici islamici e cristiani: i primi lottano per l'inserimento della Shari'a in tutti gli Stati nigeriani a maggioranza islamica mentre i secondi lottano per opporsi all'avanzare prepotente delle violenze anticristiane. E tra il 1999 ed il 2001 viene introdotta la Sha'ria in nove Stati a maggioranza islamica (Zamfara, Kano, Sokoto, Katsina, Bauchi, Borno, Jigawa, Kebbi, Yobe), mentre in altri tre Stati (Kaduna, Niger, Gombe) viene accettato l'utilizzo di una parte delle norme della legislazione islamica riguardo diritto civile e penale nelle regioni a maggioranza musulmana.
Come in epoche passate, dobbiamo immaginare una linea immaginaria in Nigeria, che dal Nord scende di traverso fino al confine orientale, tagliando fuori lo spigolo di Paese che si incunea tra il Camerun, ad Est, Ciad e Niger a Nord, difficile da attraversare oggi giorno: non ci si avventurano ormai quasi più neanche i nigeriani del Sud, che un tempo vi si affollavano per stabilire fiorenti commerci.
     Al di là si estende un lembo di terra dai panorami sconfinati di savana aperta che si rarefà via via in deserto man mano che si sale a Nord: poche città grandi, simili più a paesoni di casette basse dal tetto di lamiera ondulata, strade polverose battute da un sole implacabile: il resto è campagna, punteggiata di villaggi di fango, ombreggiati da rade acacie, catene montuose, impervie colline di pietra compatta grigio scura, mandrie di buoi gibbosi dalle lunghe corna diritte accompagnate dai nomadi Fulani, i folletti delle pianure, che vivono in simbiosi con gli animali nel loro eterno peregrinare.
     Ed ecco spuntare all'improvviso Maiduguri (o Yerwa in lingua kanuri) la città della Nigeria, capitale dello Stato federale di Borno, che conta 1.126.195 abitanti. Fondata dagli inglesi nel 1907 come avamposto militare, in un'area appartenuta per secoli agli imperi di Kanem-Bornu, Maiduguri è cresciuta fino a diventare la città principale del Nord-Est della Nigeria. La religione dominante è quella islamica, ma vi è un'importante minoranza cristiana.
    È stata più volte, fin dagli anni '60, sede di tensioni violenze a sfondo etnico e religioso. Nel febbraio 2006 scoppia una violenta sommossa in seguito alla pubblicazione delle caricature di Maometto da parte del quotidiano danese Jyllands-Posten, che provoca la morte di almeno 15 persone e la distruzione di 12 chiese cristiane. La setta fondamentalista islamica Boko Haram, responsabile di notevoli disordini negli anni 2000, è stata fondata nel 2002 proprio in questa città.
Luogo di scambio e commercio tra il deserto del Sahara ed il Golfo di Guinea, Maiduguri è diventata d'improvviso tragico palcoscenico di violenza feroce che mira a dividere e imporre odio tra i musulmani, costretti ad abbracciare il credo del fanatismo, ed i cristiani che devono abbandonare tutto e lasciare la città o convertirsi. Tutto questo è nel mirino degli integralisti: chi non si piega viene ucciso o vive nel terrore di poter essere lui il prossimo a lasciarci la pelle.
Il termine "Boko Haram" deriva dalla parola hausa boko che significa "educazione occidentale" e la parola araba harām, che indica un divieto legale, metaforicamente il "peccato"; "l'educazione occidentale è sacrilega"o "vietata" o "peccato". Il nome è dovuto alla dura opposizione all'Occidente, inteso come corruttore dell'Islam.
   Il gruppo viene fondato da Ustaz Mohammed Yusuf nel 2001 o nel 2002 nella città di Maiduguri con l'idea di instaurare la shari'a nel Borno con l'ex governatore Ali Modu Sheriff. Yusuf fonda un complesso religioso che comprende una moschea ed una scuola, dove le famiglie povere della Nigeria e degli Stati vicini possano iscrivere i propri figli.

    L'organizzazione ha adottato il nome ufficiale di "Gruppo della Gente della Sunna per la propaganda religiosa e per il Jihād" (in arabo: جماعة أهل السنة للدعوة والجهاد, Jamāʿat Ahl al-Sunna li-daʿwa wa l-Jihād) ma nella città di Maiduguri, dove essa si era formata, le fu dato il soprannome di Boko Haram.
Il centro si dà altri obiettivi politici e lavora per reclutare i futuri jihadisti per combattere lo Stato federale, include membri provenienti dai confinanti Ciad e Niger e parla solamente arabo. Nel 2004 il complesso sposta la propria sede nel villaggio di Kanamma, vicino il confine col Niger.
Il gruppo è divenuto noto internazionalmente dopo le violenze religiose in Nigeria del 2009. Dopo la morte di Ustaz Mohammed Yusuf, avvenuta nel 2009, il suo posto è stato preso da Abubakar Shekau. Pur combattendo per obiettivi diversi, il nuovo leader Shekau ha aperto i propri orizzonti dialogici con l'Is: infatti egli ne ha adottato atteggiamenti, come ad esempio, la propaganda via web con video ad effetto (emblematico quello in cui Shekau proclama la fondazione del proprio gruppo emulando goffamente il video di "presentazione" dell'Is con protagonista Al Baghdadi). Inoltre pare che l'Is finanzi eventuali nuovi gruppi terroristici, mossa da uno spirito di fratellanza e supporto con e verso questi.

Emanuela Scarponi

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15 Settembre 2019

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